Legge quadro in materia di assistenza e gestione del fenomeno immigratorio

Legge quadro in materia di assistenza e gestione del fenomeno immigratorio

XVII Legislatura

Numero 951 del 29.01.21


DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1

Oggetto e finalità

         1.   Al  fine  di  qualificare  e  razionalizzare  le proprie  politiche  in  materia  di  immigrazione  e  per realizzare  in  modo organico le finalità previste  dalla presente   legge,  la  Regione  disciplina il  sistema integrato  di  interventi e servizi sociali,  di  seguito denominato  sistema  integrato,  volto  a  promuovere   e  garantire  i diritti di cittadinanza sociale, la  qualità della    vita,   l’autonomia  individuale, le pari  opportunità,   la   non  discriminazione,   la   coesione  sociale,  l’eliminazione e la riduzione delle  condizioni di disagio e di esclusione.

         2.   Per  interventi e servizi sociali  si  intendono tutte  le attività relative alla predisposizione ed  alla  erogazione   di   servizi,  gratuiti  e  parzialmente   o completamente  a  pagamento, o di prestazioni  economiche destinate  a  rimuovere  e  superare  le  situazioni   di bisogno  e  di  difficoltà che la  persona  incontra  nel   corso  della vita, escluse quelle assicurate dal  sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché  le  funzioni assicurate in sede di amministrazione della giustizia.

         3.   La Regione,  gli  Enti  di  Area  vasta  (Città  metropolitane  e  Liberi consorzi) e  i  Comuni  dovranno intervenire  in  particolare  per  la  realizzazione  dei seguenti  obiettivi nei confronti dei cittadini stranieri immigrati per:

         a)  acquisire la conoscenza sul fenomeno  migratorio da  Stati  non appartenenti all’Unione europea, anche  ai fini dell’inserimento nel mercato del lavoro;

         b)  accrescere l’informazione e la sensibilizzazione sul fenomeno dell’immigrazione;

         c)    eliminare ogni forma di razzismo o discriminazione,    anche   attraverso    la    manifesta indisponibilità  della  Regione siciliana  ad  avere  sul  proprio  territorio strutture o centri in cui si svolgono funzioni  preliminari  di trattamento  e  identificazione  personale dei cittadini stranieri immigrati, al  fine  di garantire   una   sinergica  e   coerente   politica   di interscambio culturale, economico e sociale con i  popoli terra,  nel rispetto della tradizione  del  popolo siciliano   e   della   sua   cultura   di   integrazione multietnica;

         d)  valorizzare la consapevolezza dei diritti e dei   doveri connessi alla condizione di cittadino straniero immigrato,  come    disciplinata   dalle    convenzioni internazionali   in   materia   di   diritti   dell’uomo,  dall’ordinamento europeo ed italiano;

         e)     garantire    l’accoglienza    e    l’effettiva      integrazione sociale, con particolare attenzione   ai processi di inserimento sociale e alle forme di tutela rivolti a donne e minori;

         f)  garantire pari opportunità di accesso ai servizi, in    particolare   alle   prestazioni    sanitarie    ed assistenziali, all’istruzione   ed   alla    formazione professionale, al lavoro e all’abitazione;

         g)  sostenere iniziative volte a conservare i legami dei   cittadini stranieri immigrati con   le   culture d’origine;

         h)  agevolare progetti di cittadini stranieri per il loro rientro  nei  paesi d’origine, nel  rispetto  delle competenze della Regione in materia;

i)  favorire la formazione e la  riqualificazione professionale  e  promuovere  il  riconoscimento   e   la valorizzazione  delle  competenze,  dei  saperi  e  delle esperienze formative acquisite nei Paesi di  provenienza o comunque all’estero;

         l)   garantire  forme  di  tutela  dei  diritti   con  riferimento  a  particolari situazioni  di vulnerabilità socio-economica;

         m)  individuare e rimuovere eventuali condizioni  di marginalità sociale;

         n)  assicurare  pari  valore  e  pari  condizioni  al  genere femminile;

         o)  garantire la  tutela dei minori  stranieri,  con particolare attenzione per quelli non accompagnati;

         p)   favorire   la  comunicazione  e   la   reciproca conoscenza   tra   cittadini   stranieri   immigrati    e siciliani,   singoli  od  associati,   e   il   reciproco riconoscimento   e  la  valorizzazione   delle   identità culturali, religiose e linguistiche;

         q)  promuovere  la partecipazione alla vita  pubblica locale,  con  particolare  attenzione  all’equilibrio  di genere ed alle aree di provenienza;

         r)  contrastare  i  fenomeni  che  comportano  per  i cittadini  stranieri immigrati situazioni di  violenza  o di grave sfruttamento;

         s)   favorire   l’associazionismo  diffuso   tra   le comunità migranti.

Art. 2

Destinatari

         1.   Sono   destinatari  della  presente   legge   le cittadine   e  i  cittadini  di  Stati  non  appartenenti all’Unione europea, gli apolidi, i richiedenti asilo e  i rifugiati   fatte  salve  le  competenze   dello   Stato, presenti  sul  territorio regionale, di seguito  indicati come    cittadini   stranieri   immigrati,   regolarmente soggiornanti ai sensi della vigente normativa,  residenti  o domiciliati nel territorio della regione Sicilia.

         2.  Fra  i  destinatari  della  presente  legge  sono compresi  anche le figlie e i figli nati  in  Italia  dei  soggetti di cui al comma 1.

         3.  I  cittadini siciliani, per nascita o  residenza,  che   si   trovino   stabilmente  fuori  dal   territorio  siciliano  per  motivi  di lavoro,  studio  o  formazione professionale.

         4.  I  cittadini  che, rientrati  definitivamente  in   Sicilia  da  non  più di 5 anni, dopo  aver  maturato  un  periodo  di permanenza fuori dalla regione per motivi  di  lavoro,  non  inferiore a sei mesi,  abbiano  fissato  la  propria residenza in un comune siciliano.

         5.   In conformità all’articolo 1,  comma  2,  del  Decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286  Testo  unico delle     disposizioni    concernenti    la    disciplina dell’immigrazione   e   norme  sulla   condizione   dello  straniero , gli interventi previsti dalla presente  legge sono  estesi, fatte salve le norme comunitarie e statali,  ai  cittadini dell’Unione europea presenti sul territorio  regionale  che  si  trovano  nelle  condizioni   indicate all’art.  19  del  medesimo decreto legislativo,  laddove  non  siano  già  destinatari di benefici  più  favorevoli sulla base della vigente normativa statale e regionale.

Art. 3

Funzioni della Regione

         1.  La  Regione  siciliana persegue  la  finalità  di integrazione  sociale dei cittadini  stranieri  immigrati attraverso  il  monitoraggio del  fenomeno  migratorio  e l’esercizio    delle    funzioni    di    programmazione,      coordinamento e valutazione degli interventi di cui  alla presente  legge, fatte salve le competenze programmatorie attribuite  agli Enti di Area vasta (Città  metropolitane e  Liberi  consorzi) e i Comuni ai sensi  del  successivo

     articolo 4.

         2.  Per  la  finalità di cui al comma 1,  la  Regione  siciliana   promuove   l’effettiva   partecipazione   dei cittadini stranieri immigrati alla vita pubblica  locale, favorendo   la   creazione  di  organismi  consultivi   e l’estensione  del  diritto di voto a quelli  regolarmente soggiornanti e residenti nel territorio regionale.

         3.   La  Regione  promuove  su  tutto  il  territorio  regionale   l’attuazione  dei  diritti  di   cittadinanza sociale  mediante  l’esercizio  delle  funzioni  previste  dalla presente legge.

         4.   In   particolare, alla Regione  competono   le seguenti funzioni:

         a)   approvazione del  Piano  sanitario  e   sociale integrato regionale;

         b)  approvazione del regolamento di attuazione della  presente legge;

         c)  definizione delle politiche di integrazione  tra gli  interventi e i servizi sociali e quelli  di  cui  al successivo articolo 6, comma 2, lettere a) e b);

         d)  ripartizione delle risorse di un fondo  sociale  regionale già istituito o da istituire;

         e)   promozione della realizzazione dei   progetti speciali  di interesse regionale, con caratteristiche  di  sperimentazione innovativa;

         f)   organizzazione e coordinamento   del   sistema  informativo sociale regionale.

         5.  La Regione sostiene i Comuni, singoli o associati che,  mediante  accordi,  convenzioni  o  altri  atti  di collaborazione   istituzionale,   attivano   servizi    e  interventi di supporto in favore delle persone  prive  in  tutto  o  in  parte di autonomia nell’espletamento  delle  funzioni  della  vita quotidiana,  di  cui  al  Libro  I,  Titolo  XII  del  codice civile, nonché dei  soggetti  ai quali   sono   conferite  dall’autorità  giudiziaria   le funzioni  di  tutore,  curatore o  di  amministratore  di  sostegno,  anche  in raccordo con altri Enti  e  autorità  interessate alla pubblica tutela.

         6.  I  servizi  e gli interventi di cui  al  comma  4 attengono:

         a)   alla  realizzazione  di  azioni  specifiche   di prevenzione  e sensibilizzazione sui temi dell’assistenza alle  persone  incapaci e alla promozione dell’assunzione di responsabilità tutoriali;

         b)  alla  verifica  della  appropriatezza  e  qualità delle prestazioni erogate alle persone incapaci;

         c)   al  supporto  alle  attività  dei  tutori,   dei curatori  e  degli  amministratori  di  sostegno,   anche mediante    lo   svolgimento   di   specifiche   attività  formative.

         7.  Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Regione adotta  strumenti  di concertazione  e  confronto,  anche permanenti,  con gli enti locali e con le parti  sociali, nonché  forme di consultazione con le associazioni  degli utenti  e  consumatori  e  con  i  soggetti  di  cui   al successivo articolo 13.

         8.   La  Regione  può  attivare  sperimentazioni  per      l’erogazione  di  trattamenti economici finalizzati  alla rimozione   delle  limitazioni  personali,  familiari   e sociali  di  soggetti  disabili,  non  autosufficienti  e quale misura di contrasto della povertà, ivi compreso  il reddito di cittadinanza sociale.

         9.    La   Regione  col  Piano  sanitario  e  sociale integrato   regionale   può   prevedere   sperimentazioni  relative   a   tipologie  di  strutture  residenziali   e semiresidenziali,  comprese  quelle   di   ambito   delle   comunità  di  tipo  familiare,  definendone  i  requisiti necessari al funzionamento.

         10. Nel piano integrato sociale regionale, di cui  al successivo  articolo 5, sono definiti gli  indirizzi  per la  realizzazione dei servizi e degli interventi relativi alla  pubblica tutela, al fine di garantirne l’omogeneità sul territorio regionale, e sono individuate le forme  di sostegno  della  Regione a tali servizi e interventi.  E’ data   priorità   alle  iniziative  che   consentono   la dei  servizi  e degli interventi  sull’intero territorio della provincia.

Art. 4

Funzioni degli Enti di Area vasta Città metropolitane

e Liberi consorzi e dei Comuni

         1.  Gli Enti  di  Area vasta (Città metropolitane  e Liberi  consorzi)  e  i  Comuni  promuovono  ed  attuano, nell’ambito delle proprie competenze ed in conformità  al principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, comma  1,  della  Costituzione, interventi diretti a  rimuovere  gli ostacoli    che   di   fatto   impediscono    il    pieno riconoscimento   dei  diritti  dei  cittadini   stranieri   immigrati,   con  particolare  riguardo  alle   politiche abitative  e  del  lavoro, alla valorizzazione  e  tutela      dell’identità  culturale,  all’integrazione  sociale e culturale,  alle  pari  opportunità  di  genere  e   alla  partecipazione alla vita pubblica locale.

         2.  Gli  Enti  di  Area vasta (Città metropolitane  e Liberi  consorzi) e i Comuni favoriscono la consultazione e  la  partecipazione alla vita sociale ed  istituzionale  dei    cittadini    stranieri   immigrati    regolarmente soggiornanti e residenti in Sicilia.

         3.  I Comuni svolgono in particolare, attraverso gli ambiti sociali e i distretti socio-sanitari, le seguenti funzioni:

         a) predispongono ed attuano piani di ambito sociale;

         b)  programmano e realizzano progetti di integrazione  sociale e  culturale dei cittadini stranieri  immigrati,  volti  anche  a  favorire  la ricerca  di  una  soluzione abitativa per quelli regolarmente residenti in Sicilia;

         c)  favoriscono  la consultazione e la partecipazione  alla  vita  sociale  ed istituzionale e  l’esercizio  dei  diritti  politici, in ambito comunale o zonale, da  parte  dei cittadini stranieri immigrati;

         d)  concorrono alla realizzazione di un programma  di  protezione ed integrazione sociale;

         e)  concorrono alle spese sostenute per il  rimpatrio  degli   stranieri  immigrati  deceduti  le  cui  famiglie versino  in  stato di bisogno, secondo modalità  previste dai  regolamenti  comunali. Il concorso è  garantito  dal  Comune  di  residenza oppure, in ragione dell’assenza  di tale condizione, dal Comune ove è avvenuto il decesso.

         4.    I   Comuni   sono   titolari   della   funzione  fondamentale concernente la progettazione e gestione  del sistema  locale  dei servizi sociali ed erogazione  delle relative  prestazioni ai cittadini,  nonché  delle  altre  funzioni amministrative a essi attribuite ai sensi  della  presente legge.

         5.    I   Comuni   tenuti   all’esercizio   associato  obbligatorio   della  funzione  fondamentale   ai   sensi  dell’articolo 14, comma 28, del decreto legge  31  maggio  2010,    n.   78    Misure   urgenti   in   materia    di  stabilizzazione    finanziaria   e    di    competitività  economica ,   convertito,   con   modificazioni,    dalla  legge  30 luglio 2010, n. 122, assolvono a detto  obbligo  mediante  l’esercizio associato delle seguenti  funzioni, servizi e attività:

         a)    definizione    del    percorso    assistenziale personalizzato;

         b)  definizione  delle condizioni per l’accesso  alle prestazioni  erogate,  di  cui  risultano  competenti  ai sensi del presente comma;

         c)   erogazione  delle  prestazioni  ai   sensi   dei successivi articoli 8 e 9;

         d)  progettazione  e  gestione  di  interventi  e  di  servizi;

         e)   autorizzazione,   vigilanza   e   controllo   di strutture residenziali e semiresidenziali;

         f)  determinazione degli obiettivi di servizio di cui  all’articolo 2 del decreto legislativo 26 novembre  2010,  n.  216   Disposizioni in materia di  determinazione  dei costi   e  dei  fabbisogni  standard  di  Comuni,   Città  metropolitane  e  Province  ed  eventuale  determinazione   dei  livelli  delle prestazioni ulteriori  e  integrativi rispetto  a  quelli  determinati  dallo  Stato  e   dalla Regione.

         6.    I   Comuni,  congiuntamente  con   le   Aziende Sanitarie  Provinciali, erogano interventi e  servizi  di  integrazione socio-sanitaria.

         7.    Nell’ambito  del  piano  sanitario  e   sociale      integrato     regionale    possono    essere     previste specificazioni in merito agli interventi e ai servizi  di  cui al presente articolo.

         8.  In attuazione dei principi di cui all’art.  118, comma   1   della   Costituzione,   compete   ai   Comuni   l’esercizio   di  ogni  ulteriore  funzione   concernente l’integrazione    sociale   dei    cittadini    stranieri immigrati.

         9.  Gli  Enti  di  Area vasta (Città metropolitane  e Liberi  consorzi) promuovono e sostengono gli  interventi di   preformazione,  di  formazione  e  di   integrazione lavorativa  dei  soggetti  disabili  e  delle   categorie svantaggiate ai sensi delle disposizioni di cui al  Testo unico  della normativa della Regione siciliana in materia di   educazione,  istruzione,  orientamento,  formazione,  professionale e lavoro

         10.  Gli  Enti  di Area vasta (Città metropolitane  e  Liberi  consorzi)  curano  la tenuta  degli  albi  e  dei registri  regionali previsti dalla legislazione regionale in   materia   di  volontariato,  cooperazione   sociale,  associazionismo  di promozione sociale, e  promuovono  la partecipazione dei soggetti interessati alla  costruzione delle reti di solidarietà sociale.

         11.   Gli  Enti di Area vasta (Città metropolitane  e  Liberi  consorzi)  esercitano funzioni  finalizzate  alla realizzazione  del  sistema  regionale  di  osservazione,  monitoraggio, analisi e previsione dei fenomeni  sociali,  nonché  di  diffusione delle conoscenze,  sulla  base  di intese,   accordi   o   altri  atti   di   collaborazione istituzionale stipulati con la Regione.

         12.  Le  disposizioni dei commi 10 e 11 si  applicano fino  al riordino delle funzioni degli Enti di Area vasta (Città metropolitane e Liberi consorzi).

Art. 5

Il sistema integrato di interventi e servizi sociali

         1.  Il sistema integrato:

–     ha carattere di universalità;

  • promuove  l’attuazione  dei diritti  di  cittadinanza sociale    e    delle   responsabilità    dei    soggetti istituzionali  e  sociali  per  la  costruzione  di   una comunità solidale;
  • promuove  l’adempimento  dei doveri  inderogabili  di solidarietà sociale, favorendo l’autonoma iniziativa  dei cittadini singoli o associati;
  • valorizza   l’autonomia   delle   comunità    locali, tutelando  i  comuni  minori,  i  territori  montani   ed  insulari.

         2.   La programmazione e l’organizzazione del sistema integrato,  in conformità con i livelli essenziali  delle prestazioni  sociali definiti dallo Stato,  compete  alla  Regione ed agli Enti locali.

         3.    La Regione e gli Enti locali, nell’ambito delle  rispettive competenze, riconoscono e agevolano  il  ruolo che  il  volontariato, gli organismi  della  cooperazione sociale,  le  associazioni e gli altri  soggetti  privati  senza  scopo  di  lucro, operanti nel  settore,  svolgono nella   organizzazione  e  nella  gestione  del   sistema integrato.

         4.    Al  perseguimento  delle finalità  del  sistema integrato  concorrono  anche altri  soggetti  pubblici  o  privati.

Art. 6

Principi del sistema integrato

         1.  Il  sistema  integrato  si  realizza  secondo   i seguenti principi:

         a) rispetto della libertà e dignità della persona;

         b)  garanzia dell’uguaglianza, delle pari opportunità rispetto   a  condizioni  sociali  e  stati  di   bisogno differenti, valorizzazione della differenza di genere;

         c)  valorizzazione  delle capacità  e  delle  risorse della persona;

         d)  perseguimento della possibilità di scelta tra  le prestazioni erogabili;

         e)  adeguatezza,  appropriatezza e  personalizzazione  degli interventi;

         f)   prevenzione  e  rimozione  delle  condizioni  di disagio sociale;

         g)  sostegno all’autonomia delle persone  disabili  e  non autosufficienti;

         h)  valorizzazione  e  sostegno del  ruolo  peculiare delle   famiglie   quali  luoghi  privilegiati   per   la  crescita, lo sviluppo e la cura della persona;

         i)  partecipazione  attiva dei  cittadini  singoli  o  associati, nell’ambito dei principi di solidarietà  e  di auto-organizzazione     anche      mediante      processi  partecipativi;

         l)  sviluppo e qualificazione degli interventi e  dei servizi e valorizzazione delle professioni sociali.

         2.  Il  sistema  integrato si realizza  attraverso  i seguenti metodi:

         a)   coordinamento  ed  integrazione  tra  i  servizi sociali  ed i servizi sanitari al fine di assicurare  una  risposta  unitaria alle esigenze di salute della persona, indipendentemente dal soggetto gestore;

         b)  integrazione  con  le  politiche  abitative,  dei trasporti,   dell’educazione,   dell’istruzione,    della  formazione   professionale  e  del   lavoro,   culturali,  ambientali  ed  urbanistiche, dello  sport  e  del  tempo libero,  della  ricerca,  nonché  con  tutti  gli   altri  interventi  finalizzati  al benessere  della  persona  ed alla prevenzione delle condizioni di disagio sociale;

         c)  cooperazione tra i diversi livelli  istituzionali  ed  i  soggetti  pubblici e privati, inclusi  quelli  del terzo settore di cui al successivo articolo 13;

         d)    concertazione    tra    i    diversi    livelli  istituzionali, tra questi e le organizzazioni  sindacali,  le  categorie economiche, le associazioni degli utenti  e dei consumatori.

         3.   La Regione e gli enti locali attivano specifiche  procedure  di concertazione finalizzate alla  ricerca  di convergenze  per  la individuazione e  la  determinazione degli  obiettivi  e  dei contenuti degli  atti  attuativi previsti dalla presente legge.

Art. 7

Diritto agli interventi e ai servizi del sistema integrato

         1.  Hanno  diritto ad accedere agli interventi  e  ai servizi  del sistema integrato tutte le persone residenti in Sicilia.

         2.  Gli interventi e i servizi di cui al comma 1 sono estesi  anche  alle  seguenti persone, comunque  presenti nel territorio della Regione siciliana:

         a)  donne straniere in stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto;

         b)   stranieri   con   permesso di   soggiorno   per protezione sussidiaria; per i motivi di cui all’art.  32,  comma  3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n.  25   Attuazione della  direttiva  2005/85/CE  recante  norme minime  per le procedure applicate negli Stati membri  ai fini  del  riconoscimento e della revoca dello status  di rifugiato ;  per cure mediche nonché con  i  permessi  di soggiorno  di cui agli articoli 18, 18 bis, 19,  20  bis,      22,  comma 12 quater, 41 e 42 bis del decreto legislativo 25  luglio  1998, n. 286  Testo unico delle  disposizioni concernenti  la  disciplina  dell’immigrazione  e   norme sulla  condizione  dello straniero   e  con  permesso  di soggiorno rilasciato;

         c)  richiedenti asilo e rifugiati, di cui al decreto legge 30 dicembre 1989, n. 416  Norme urgenti in materia di  asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari  e  di  regolarizzazione  dei   cittadini extracomunitari  ed apolidi già presenti  nel  territorio  dello  Stato , convertito, con modificazioni, dalla legge 28  febbraio  1990,  n.  39, da ultimo modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189.

         3.  I minori  di  qualsiasi nazionalità  e  comunque presenti  nel  territorio della Regione  siciliana  hanno diritto   agli  interventi  e  ai  servizi  del   sistema integrato.

         4.  Tutte le persone dimoranti nel territorio  della Regione   hanno   diritto  all’effettivo  godimento   dei diritti  fondamentali della persona umana previsti  dalla Costituzione  e  dalle  norme  internazionali  nonché   è  garantito   l’accesso   alle  prestazioni   sanitarie   e  assistenziali essenziali previste dal piano  sanitario  e  sociale  integrato regionale e gli strumenti  informativi relativi alle prestazioni stesse.

Art. 8

Soggetti istituzionali tenuti alla erogazione delle prestazioni

         1.  Per  i  soggetti  di cui precedente  articolo  7, comma  1  il  Comune di residenza assicura la definizione del  percorso  assistenziale  personalizzato  di  cui  al successivo  articolo  9,  comma  2,  l’erogazione   delle prestazioni   e  sostiene  gli  oneri  per   l’assistenza prestata.

         2.   Per  i  soggetti per i quali si renda necessario il  ricovero  stabile presso strutture  residenziali  e/o  semiresidenziali,  il  Comune nel  quale  essi  hanno  la residenza  prima  del ricovero assume gli  oneri  per  le prestazioni erogate.

         3.   Per  i  minori è competente il Comune nel  quale risiede  il  minore.  Se il minore  non  è  residente  in Sicilia, è competente il Comune nel cui territorio  si  è manifestata la necessità d’intervento.

         4.   Per  le  prestazioni  e  i  servizi  rivolti  ai soggetti di cui al precedente articolo 7, commi 2 e 4,  è  competente  il Comune nel cui territorio si è manifestata  la necessità d’intervento.

Art. 9

Modalità per l’accesso al sistema integrato

         1.  I Comuni, singoli o associati, in raccordo con  i servizi  territoriali, attuano forme di accesso  unitarie ai servizi del sistema integrato, al fine di assicurare:

         a) la presa in carico delle persone;

         b) la proposta di progetti integrati di intervento;

         c) l’erogazione delle prestazioni.

         2.    I   soggetti  di  cui  al  precedente  articolo 8,  accedono alle prestazioni e ai servizi sociali  sulla  base  della valutazione professionale del bisogno e della conseguente  definizione  di  un  percorso  assistenziale personalizzato.

         3.   Per  percorso  assistenziale  personalizzato  si  intende  il  complesso degli adempimenti  finalizzati  ad      assicurare,    in   forma   coordinata,    integrata    e programmata, l’accesso   informato   e   la   fruizione appropriata e condivisa delle prestazioni e dei  servizi,  in relazione ai bisogni accertati.

         4.      L’assistente   sociale,   individuato   quale responsabile del caso:

         a)   effettua   la   valutazione  professionale   del  bisogno;

         b)     definisce     il    percorso     assistenziale  personalizzato  e  ne  cura l’attuazione  in  termini  di appropriatezza ed efficacia;

         c)   assicura  la  gestione  ed  il  controllo  delle prestazioni erogate in relazione agli obiettivi.

         5.   In caso di bisogni, per la cui soddisfazione sia  richiesto  l’apporto di più competenze professionali,  la  valutazione  degli stessi e la definizione  del  percorso assistenziale personalizzato  sono  effettuate  con   il  concorso di tutte le professionalità interessate.

         6.    Accedono prioritariamente agli interventi e  ai servizi erogati dal sistema integrato i soggetti:

         a) in condizione di povertà o con reddito limitato  o situazione economica disagiata;

         b)  con  incapacità  fisica  o  psichica,  totale   o  parziale, di provvedere alle proprie esigenze;

         c)  con  difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro;

         d)    sottoposti    a   provvedimenti   dell’autorità giudiziaria    che    rendano    necessari     interventi assistenziali.

         7.   La programmazione del piano di inclusione zonale      di cui al successivo articolo 17, indica i criteri con  i quali  i  comuni disciplinano le condizioni per l’accesso agli  interventi  e  servizi, anche  con  riferimento  ai soggetti di cui al comma 6.

Art. 10

Diritto all’informazione e principi di comunicazione sociale

         1.   I destinatari degli interventi e dei servizi del sistema   integrato  sono  informati   sui   diritti   di cittadinanza    sociale,   sulla   disponibilità    delle prestazioni sociali e socio-sanitarie, sui requisiti  per accedervi  e sulle relative procedure, sulle modalità  di erogazione delle prestazioni nonché sulle possibilità  di scelta tra le prestazioni stesse.

         2.   In  particolare, i destinatari degli  interventi sistema integrato hanno diritto:

         a)   ad  essere  informati  sui  propri  diritti   in   rapporto ai servizi di assistenza sociale;

         b)  ad esprimere il consenso sul tipo di prestazione,   salvo i casi previsti dalla legge;

         c)  a  partecipare  alla  scelta  delle  prestazioni,      compatibilmente    con    le   disponibilità    esistenti   nell’ambito   territoriale   determinato   per    ciascun servizio sociale;

         d)  ad  essere garantiti nella riservatezza  e  nella facoltà  di  presentare osservazioni ed  opposizioni  nei confronti   dei   responsabili   dei   servizi   e    dei procedimenti  nonché  ad  ottenere  le  debite   risposte motivate.

         3.   Per  i  soggetti che presentino  deficit  psico-fisici   e  sensoriali,  culturali,  sociali,   tali   da

ostacolare l’acquisizione di informazione sui diritti  di cui  ai commi 1 e 2, nonché sulle modalità di accesso  al sistema  integrato,  sono previste  forme  specifiche  di informazione,     orientamento    ed     accompagnamento, finalizzate   a  rimuovere  gli  ostacoli  alla   normale dei servizi e degli interventi  sociali  ed  a garantirne la piena accessibilità.

         4.    La  Regione  promuove  l’attivazione  di  punti      informativi  unitari  da  parte  dei  comuni  singoli   o   in  raccordo con i servizi territoriali  della zona-distretto,   aventi   la   finalità    di    fornire informazioni  e orientamento ai cittadini sui  diritti  e      le  opportunità sociali, sui percorsi assistenziali,  sui servizi  e  gli  interventi del sistema  integrato.  Tali punti  informativi svolgono la loro attività in  raccordo con  le  strutture di accesso unitario ai servizi di  cui al precedente articolo 9, comma 1.

Art. 11

Carta dei servizi sociali

         1.   I  soggetti  pubblici  e  privati,  che  erogano prestazioni sociali e socio-sanitarie adottano  la  carta dei  servizi  sociali, al fine di tutelare gli  utenti  e  garantire la trasparenza nell’erogazione dei servizi.

         2.   La carta dei servizi sociali, esposta nei luoghi in  cui avviene l’erogazione delle prestazioni in modo da consentirne  la  visione da parte degli utenti,  contiene almeno i seguenti elementi:

         a)  caratteristiche  delle prestazioni,  modalità  di accesso, orari e tempi di erogazione;

         b) tariffe delle prestazioni;

         c) assetto organizzativo interno;

         d) procedure amministrative per la presa in carico  e  la diffusione delle informazioni;

         e)  modalità  e  procedure per  la  presentazione  di   reclami   da   parte  degli  utenti  nei  confronti   dei responsabili dei servizi;

         3.   Entro  duecentosettanta giorni  dall’entrata  in   vigore  della  presente legge, la Giunta regionale  dovrà adottare  uno  schema  generale  di  riferimento  per  la redazione  e  l’aggiornamento  della  carta  dei  servizi sociali.

Art. 12

Le famiglie

         1.  In attuazione dei principi e delle finalità dello  Statuto  della Regione, il sistema integrato,  attraverso le politiche, gli interventi e i servizi:

  • valorizza  e  sostiene  il  ruolo  essenziale   delle famiglie  nella  formazione e cura della persona  durante tutto  l’arco della vita, nella promozione del  benessere e nel perseguimento della coesione sociale;
  • sostiene  le  famiglie nei momenti  di  difficoltà  e disagio  connessi all’assunzione di specifici compiti  di cura nei confronti di minori, disabili o anziani;
  • sostiene  la  cooperazione e  il  mutuo  aiuto  delle      famiglie;
  • riconosce  il ruolo delle famiglie, anche  costituite      in   associazioni,  nell’attività  di  promozione  e   di      diffusione   della  cultura  dell’accoglienza   e   della solidarietà;

  • valorizza  il  ruolo  attivo  delle  famiglie   nella elaborazione di proposte e di progetti per l’offerta  dei servizi.

         2.   Le  persone  e  le  famiglie  sono  direttamente      coinvolte  nell’ambito dell’organizzazione dei servizi  e   interventi, al fine di migliorarne  la  qualità  e l’efficienza.

Art. 13

Il terzo settore

         1.   Nel  rispetto del principio della sussidiarietà, la  Regione  e  gli Enti locali riconoscono la  rilevanza sociale  dell’attività  svolta  dai  soggetti  del  terzo settore   e,   nell’ambito  delle  risorse   disponibili, promuovono azioni per il loro sostegno e qualificazione.

         2.  Ai  fini  della  presente  legge  si  considerano soggetti del terzo settore:

  • le organizzazioni di volontariato;
  • le associazioni e gli enti di promozione sociale;
  • le cooperative sociali;
  • le fondazioni;
  • gli enti di patronato;

         g)  gli enti riconosciuti delle confessioni religiose con  le  quali  lo  Stato ha stipulato patti,  accordi  o intese; gli altri soggetti privati non a scopo di lucro.

         3.   I soggetti di cui al comma 2 concorrono, secondo quanto  previsto dal successivo articolo 16, ai  processi di  programmazione  regionale e  locale.  Tali  soggetti,      ciascuno  secondo  le  proprie  specificità,  partecipano altresì  alla  progettazione,  attuazione  ed  erogazione degli  interventi e dei servizi del sistema integrato  ai  sensi di quanto previsto dalla normativa vigente.

         4.   La  Regione  e  gli  Enti locali  sostengono  le attività    del   volontariato   anche   attraverso    la collaborazione  con  i centri di servizio  costituiti  ai sensi  dell’articolo 15 della legge 11  agosto  1991,  n. 266  Legge quadro sul volontariato .

Art. 14

Affidamento dei servizi

         1.   Per   l’affidamento  dei  servizi  del   sistema integrato,  l’Ente  pubblico,  procede  secondo  modalità tali  da permettere il confronto tra più soggetti  e  più e comunque tenendo conto dei diversi elementi  di qualità  dell’offerta, escludendo l’utilizzo del  massimo ribasso   e   prevedendo  specifici   standard   per   la valutazione  dell’efficacia e  dell’appropriatezza  delle prestazioni.

         2.   L’affidamento  dei servizi avviene  altresì  nel rispetto   delle   clausole  dei   contratti   collettivi nazionali  e degli accordi decentrati, poste  a  garanzia   del  mantenimento del trattamento giuridico ed  economico dei  lavoratori  interessati, nonché nel  rispetto  della normativa  vigente in materia di sicurezza sui luoghi  di lavoro.

         3.   Per l’affidamento dei servizi alla persona  ai soggetti  del  terzo settore si applicano le disposizioni contenute  nel  decreto del Presidente del Consiglio  dei ministri   30   marzo   2001    Atto   di   indirizzo   e coordinamento  sui  sistemi di  affidamento  dei  servizi persona   ai  sensi  dell’art.  5 della  legge  8 novembre  2000,  n.  328 e le disposizioni regionali  di attuazione.

         4.   Il Dipartimento Regionale competente in politica immigratoria dell’Assessorato Regionale della  Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, predisporrà schemi-  utili ai fini della stipula delle convenzioni tra  i soggetti  titolari di competenza in materia ed i soggetti gestori delle strutture e/o erogatori dei servizi.

         5.    I  soggetti affidatari dei servizi alla persona adottano  la  carta  dei  servizi  sociali  di   cui   al precedente articolo 11.

Art. 15

Partecipazione e rappresentanza a livello locale

         1.    La   Regione,  per  promuovere  una   effettiva partecipazione   ed   il   protagonismo   dei   cittadini stranieri  immigrati  nella definizione  delle  politiche pubbliche,  favorisce  la  realizzazione  di  percorsi  a livello     locale,     con    particolare     attenzione all’equilibrio  di genere ed alle aree di  provenienza  e   con  particolare  riferimento a  forme  di  presenza  nei Consigli   degli   Enti  locali,  di  rappresentanti   di      immigrati  e, ove consentito, all’estensione del  diritto di voto degli immigrati.

         2.  La  Regione  promuove  altresì  l’istituzione  di  Consulte  di ambito distrettuale, comunale, o  di  Unione di  Comuni,  per  l’integrazione  sociale  dei  cittadini stranieri  immigrati, promosse dai Comuni, o  dalle  loro Unioni,  anche con la presenza delle parti  sociali,  dei soggetti  del  terzo settore, degli organismi  periferici   Stato,  delle Aziende unità sanitarie  locali,  ed una   rappresentanza  a  carattere  elettivo  per  quanto  la componente dei cittadini stranieri immigrati.

         3.   La Regione esercita una funzione di monitoraggio rispetto alle esperienze realizzate in ambito locale,  e      promuove,  di  concerto con i Comuni, o le  loro  Unioni, occasioni  di  confronto  e  riflessione  in  materia  di   a  livello regionale anche  al  fine  della formulazione    e   dell’aggiornamento   del    Programma  triennale  per  l’integrazione  dei  cittadini  stranieri immigrati  di  cui  al precedente articolo  6,  comma  2, lettera a).

Art. 16

Consulta regionale per l’integrazione dei cittadini stranieri immigrati e per le politiche sociali

         1.   Il  Governo  regionale con propria  delibera  di Giunta,    istituisce   la   Consulta    regionale    per l’integrazione  dei cittadini stranieri immigrati  e  per le   politiche  sociali  svolge  funzioni  consultive   e  propositive  per  la Regione nelle materie  di  cui  alla presente  legge  e promuove iniziative di conoscenza  dei fenomeni  sociali  di interesse regionale.  Inoltre  alla Consulta regionale sono attribuiti i seguenti compiti:

  • formula  proposte propedeutiche alla  stesura  di  un Piano   regionale   triennale  per   l’integrazione   dei cittadini stranieri immigrati;
  • esprime,  ove  richiesto, un parere sulle  iniziative di  settore afferenti alle aree tematiche che interessano l’immigrazione e formula proposte di intervento;
  • formula  proposte  per  lo  svolgimento  di  studi  e approfondimenti  sull’immigrazione, sulle  condizioni  di vita  e  di  lavoro dei cittadini stranieri  immigrati  e delle   loro   famiglie  che  risiedono  nel   territorio regionale,  finalizzate a promuovere iniziative  tendenti  alla  tutela e alla difesa dei loro diritti e  interessi, anche tenendo conto della prospettiva di genere;
  • formula   all’Assessore  Regionale  della   Famiglia, delle  Politiche  Sociali  e  del  Lavoro  preposto  alla politica   immigratoria,  proposte   di   intervento   da      sottoporre  al  Governo della Regione per  l’adozione  di      opportuni  provvedimenti  per  la  tutela  dei  cittadini stranieri immigrati e delle loro famiglie;
  • esprime  parere, ove richiesto, sui provvedimenti  di      particolare  importanza in materia di immigrazione  e  di     giuridica   dello   straniero    sottoposti all’esame della Conferenza permanente per i rapporti  tra  lo  Stato,  le  Regioni e gli Enti di Area  vasta  (Città metropolitane  e Liberi consorzi) autonome  di  Trento  e      Bolzano  o  della Conferenza Unificata di cui al  decreto legislativo  28  agosto  1997,  n.  281   Definizione  ed ampliamento    delle   attribuzioni   della    Conferenza      permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e  gli    di  Area  vasta  (Città  metropolitane  e   Liberi consorzi)  autonome di Trento e Bolzano ed  unificazione, per  le  materie ed i compiti di interesse  comune  delle regioni, degli Enti di Area vasta (Città metropolitane  e Liberi  consorzi) e dei comuni, con la Conferenza  Stato- città ed autonomie locali .

         2.    La   Consulta   regionale  che   è   presieduta Regionale della Famiglia, delle  Politiche      Sociali  e del Lavoro o da un Suo delegato ed è  composta da  rappresentanti delle organizzazioni sindacali,  delle categorie     economiche,    delle    associazioni     di rappresentanza    e    tutela   degli    utenti,    delle  organizzazioni  del  terzo settore, degli  iscritti  agli ordini    e    alle   associazioni   professionali,    da rappresentanti dei cittadini stranieri immigrati, di  cui      almeno  un  terzo per ciascun genere scelti  direttamente dalle  Comunità  di  immigrati, da  enti  o  associazioni iscritti nei Registri regionali dei soggetti privati  che si  occupano di volontariato e promozione sociale  e  che operano nel campo dell’assistenza agli immigrati,  da  un esperto  in cooperazione internazionale e nelle tematiche dell’accoglienza,   da  un  rappresentante   dei   medici designato     congiuntamente     dalle     organizzazioni maggiormente  rappresentative  presenti  sul   territorio regionale  che operano nella cooperazione internazionale. Tutti  i  rappresentanti delle categorie  di  cui  sopra,  hanno diritto di voto.

         3.    L’Assessore  Regionale  della  Famiglia,  delle Politiche  Sociali  e  del  Lavoro  con  proprio  decreto stabilisce la composizione e la procedura per  la  nomina della   Commissione  regionale  per  l’integrazione   dei cittadini   stranieri  immigrati  e  per   le   politiche sociali.

    4.   La  Consulta  regionale per  l’integrazione  dei  cittadini stranieri immigrati e per le politiche  sociali dura   in   carica  per  il  periodo  della   legislatura regionale.

         5.   La  Consulta  regionale per  l’integrazione  dei cittadini stranieri immigrati e per le politiche  sociali   opera  in  raccordo  con  i  Consigli  territoriali   per l’immigrazione  di  cui  all’articolo  3,  comma  6,  del Decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286  Testo  unico delle     disposizioni    concernenti    la    disciplina dell’immigrazione   e   norme  sulla   condizione   dello  straniero .

         6.    Alle   sedute  della  Consulta  regionale   per l’integrazione  dei cittadini stranieri immigrati  e  per  le  politiche  sociali, partecipa il  Direttore  Generale del   Dipartimento  Regionale  della  Famiglia  e   delle Politiche  Sociali o un Suo delegato, senza però  diritto  di  voto.  Inoltre possono essere invitati a  partecipare alle  sedute  della Commissione regionale,  in  relazione agli   argomenti   trattati,  senza  diritto   di   voto, rappresentanti  di  Enti locali, delle Aziende  Sanitarie Provinciali,  delle  Università, dell’Ufficio  scolastico   regionale,  della  Direzione  regionale  del  lavoro,  di altre  amministrazioni locali dello  Stato  presenti  nei Consigli   territoriali   per   l’immigrazione   di   cui all’articolo  3,  comma  6, del  Decreto  legislativo  25 luglio   1998,   n.   286,   il   Difensore   civico,   i      rappresentanti   dell’amministrazione   penitenziaria   e componenti  della  magistratura. Possono  altresì  essere invitati  dirigenti regionali ed esperti  in  materia  di  immigrazione.

         7.   Le  modalità  di  funzionamento  della  Consulta regionale  per  l’integrazione  dei  cittadini  stranieri immigrati  e  per le politiche sociali,  ivi  inclusa  la possibilità  di  articolazione in sottocommissioni,  sono disciplinate  con  regolamento interno,  approvato  dalla stessa Consulta.

Art. 17

Piano di Inclusione Zonale

         1.  Il  Piano  di Inclusione Zonale (PIZ)  determina,      con  riferimento  alla  funzione fondamentale  in  ambito sociale  dei  comuni e in conformità con le  disposizioni del  piano  sanitario e sociale integrato  regionale,  le attività  da perseguire tramite le reti di servizi  e  di welfare  territoriale  e gli obiettivi  di  servizio,  ai fini  di  migliorare e consolidare le  politiche  sociali tendenti a garantire:

  • livelli  di  qualità che superino la  frammentazione, riducano    le    inopportunità   e   promuovano    forme assistenziali   per  favorire  le  responsabilità   delle      persone e dei nuclei familiari;
  • opportunità di risorse occupazionali;
  • la  riaffermazione di un compiuto sistema sussidiario  tra  enti  e di questi con i cittadini per utilizzare  le risorse del welfare.

         2.   Il  Piano  di Inclusione Zonale, in particolare, definisce:

  • i  servizi  per  l’accesso e la presa  in  carico  da parte della rete assistenziale;
  • i  servizi  e le misure per favorire la permanenza  a domicilio;
  • i  servizi  per  la  prima  infanzia  e  a  carattere comunitario;
  • i servizi a carattere residenziale per le fragilità;
  • le  misure  di  inclusione sociale e di  sostegno  al reddito adottate a livello locale;
  • le    modalità   di   organizzazione   delle   misure economiche di  sostegno previste a livello  nazionale  e regionale.

         3.   Il Piano  di  Inclusione  Zonale,  promuove  la  valorizzazione  e  la tutela delle identità  territoriali per  una  migliore  attenzione e vicinanza  al  cittadino sulla   base   del  principio  di  sussidiarietà,   anche attraverso le articolazioni territoriali istituite  volte a   garantire   una   più   ampia  partecipazione delle istituzioni locali ai livelli di programmazione.

         4.   Il  Piano  di Inclusione Zonale definisce  anche l’integrazione  con  i servizi e gli ambiti  di  attività indicati  al nel precedente articolo 6, comma 2,  lettera b), e si coordina con i relativi strumenti attuativi.

         5.   Il  Piano di Inclusione Zonale è approvato dalla Conferenza  zonale  dei  Sindaci  di  cui  al  successivo articolo  18,  ovvero  dalle società  della  salute,  ove      esistenti,  e  si coordina con le altre politiche  socio-sanitarie   integrate   a   livello   di   zona-distretto  nell’ambito del Piano socio-sanitario di cui  al  Decreto del  Presidente della Regione Siciliana 4  novembre  2002 Linee  guida  per l’attuazione del piano socio-sanitario della  Regione  siciliana  e del documento approvato  con Decreto  31  luglio 2017 dell’Assessore  Regionale  della salute  e  dell’Assessore Regionale per la  Famiglia,  le Politiche  Sociali  ed  il Lavoro  recante   Il  Servizio socio-sanitario  regionale:  Piano  delle  azioni  e  dei servizi   socio-sanitari   e   del   Sistema   unico   di accreditamento  dei  soggetti  che  erogano   prestazioni socio-sanitarie .

         6.   Il  Piano di Inclusione Zonale ha durata analoga al  ciclo di programmazione sociale e sanitaria integrata regionale.  La  parte attuativa del Piano  di  Inclusione Zonale  viene aggiornata annualmente ed è condizione  per l’attivazione delle risorse ricomprese nel fondo  sociale regionale.

         7.   Il  Piano  di  Inclusione  Zonale  individua  le risorse  necessarie alla realizzazione delle  attività  e degli  interventi previsti in attuazione degli  obiettivi      di  servizio,  nonché  alla  realizzazione  dei  progetti innovativi  promossi anche da soggetti del terzo  settore  cui al precedente articolo 13.

         8.   Il  Piano  di  Inclusione  Zonale  individua  in ambito  zonale gli enti destinatari di risorse del  fondo sociale  regionale.  Il  Piano  di  Inclusione  Zonale  è elaborato  dal  Dipartimento Regionale della  Famiglia  e delle Politiche Sociali.

         9.   La Giunta del Governo regionale elabora apposite linee   guida  per  la  predisposizione  del   Piano   di Inclusione  Zonale entro novanta giorni  dall’entrata  in      vigore della presente legge.

Art. 18

Conferenza zonale dei Sindaci

         1.   In ciascuna delle zone-distretto è istituita  la  Conferenza  zonale dei Sindaci, cui partecipano  tutti  i      Sindaci   dell’ambito,  ovvero  chi,   ai   sensi   della normativa  nazionale, ricopre in quel momento  la  carica di Sindaco.

         2.    La   Conferenza  zonale  dei  Sindaci  coordina l’esercizio  delle funzioni di competenza dei  Comuni  di cui  al  precedente articolo 4, commi 3 e 5 e  svolge  le attività  di  programmazione locale e le  altre  funzioni previste dalla normativa regionale

         3.   La  Conferenza delibera con il  voto  favorevole della  maggioranza dei Sindaci presenti alla seduta,  che  rappresentino,  con  riferimento  ai  dati  dell’Istituto nazionale  di  statistica (ISTAT) dell’ultimo  censimento generale   della   popolazione,  la   maggioranza   della popolazione dei Comuni della zona-distretto.

         4.    La   Conferenza  elegge,  con  la   maggioranza      prevista per le deliberazioni, il proprio Presidente  tra i   Sindaci   che   la  compongono.  Il  regolamento   di funzionamento  stabilisce  la  durata  della  carica   di Presidente,  alla  scadenza  della  quale  il  Presidente      cessa a tutti gli effetti.

         5.   Il  Presidente  può  nominare,  tra  i  Sindaci, quello  che  lo sostituisce in caso di assenza temporanea o  impedimento.  Fino all’elezione, o  all’elezione  cui debba  provvedersi a seguito di cessazione del Presidente in  carica,  le  funzioni di Presidente sono  svolte  dal Sindaco  del  Comune di maggiore dimensione  demografica,      non considerando il Comune del Presidente cessato.

         6.   Il  Presidente convoca e presiede la Conferenza,  propone  gli argomenti all’ordine del giorno, esercita  i compiti  a  lui attribuiti dalla legge e dal  regolamento di funzionamento.

         7.   Il  Sindaco può delegare un Assessore del Comune a  sostituirlo,  in  via permanente o  temporanea,  nella conferenza.  In  caso di delega, le  norme  del  presente articolo  e  del regolamento di funzionamento  che  fanno riferimento   al   Sindaco  si  intendono   riferite   al  delegato.

         8.   Le funzioni di Segretario della Conferenza  sono  attribuite  dal  Presidente  a  un  dirigente  o   a   un funzionario individuati tra i dipendenti dei  Comuni.  Il Segretario   svolge  compiti  di  collaborazione   e   di assistenza  giuridico amministrativa nei confronti  della      Conferenza  e  del  Presidente, partecipa  alle  riunioni della   Conferenza  e  ne  redige  i  verbali,  cura   la pubblicazione delle deliberazioni all’albo istituito  dal      Comune  individuato  nel  regolamento  di  funzionamento, nonché  la trasmissione degli elenchi delle deliberazioni medesime  ai Comuni. La Conferenza può stabilire  che  il segretario  sia  coadiuvato,  nell’esercizio   dei   suoi      compiti,  da  una segreteria amministrativa, composta  da personale dei Comuni.

         9.   La  partecipazione alla Conferenza non  comporta l’attribuzione di indennità o di gettoni di  presenza;  i rimborsi spese sono a carico dei Comuni.

         10.  Per  le  zone-distretto costituite da  un  unico Comune  le  funzioni della Conferenza zonale dei  Sindaci sono  svolte  dall’organo individuato dallo  statuto  del Comune, oppure, in assenza, dalla Giunta comunale.

Art. 19

Conferenza strategica sull’immigrazione

         1.  Al  fine di definire le strategie generali  delle politiche    migratorie   regionali   ed    attuare    un coordinamento   permanente  dei  migranti,   la   Regione siciliana   convoca  almeno  ogni  anno  una   Conferenza strategica  sull’immigrazione presieduta  dal  Presidente della  Regione  o  dall’Assessore delegato,  quale  luogo   di  confronto  e scambio fra  tutti  i  cittadini immigrati  ed  i cittadini italiani, anche emigrati,  gli      enti  pubblici  e  privati, le organizzazioni  del  Terzo      Settore,   le   rappresentanze  del  mondo  economico   e sindacale.

         2.  Alla  Conferenza di cui al comma 1 partecipano  i componenti della Commissione     regionale per  l’integrazione  dei cittadini stranieri immigrati  e  per le politiche sociali di cui al precedente articolo 16.

         3.La    Conferenza    strategica    sull’immigrazione affronta  in  sessioni plenarie e gruppi di lavoro,  temi specifici  o  argomenti  di rilevante  interesse  per  la      definizione  delle linee di programmazione,  che  possono essere  proposti  dalla  Giunta  del  Governo  regionale, dalla   Commissione  regionale  per  l’integrazione   dei cittadini   stranieri  immigrati  e  per   le   politiche sociali,  dall’Ufficio Speciale Immigrazione, dagli  Enti  locali,  dalle  organizzazioni del Terzo  Settore,  dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Art. 20

Misure straordinarie di accoglienza in occasione di eventi eccezionali

         1.    Qualora   si  verifichino  disastri   naturali, conflitti  interni o internazionali, o  altri  eventi  di particolare gravità in Paesi non appartenenti  all’Unione      europea,  per esigenze umanitarie, la Giunta del  Governo regionale,   può   disporre,  informandone   i   deputati dell’Assemblea    Regionale    Siciliana,    un     Piano straordinario    di    interventi,   nell’ambito    delle      disponibilità di bilancio.

         2.  Il  Piano  straordinario di  cui  al  comma  1  è finalizzato   alla   prima   accoglienza   di   stranieri immigrati  e  prevede misure di protezione temporanea  in conformità  al  decreto del Presidente del Consiglio  dei Ministri  di  cui all’articolo 20 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

Art. 21

Servizi territoriali

         1.   La Regione promuove, all’interno della rete  dei servizi ed interventi sociali:

  • attività  di  informazione  sui  diritti,  doveri   e opportunità dei destinatari della presente legge;
  • interventi  di assistenza e di prima accoglienza  per coloro  che  versano in situazioni di bisogno,  anche  in relazione a richieste di ricongiungimento familiare;
  • servizi di mediazione linguistico-culturale;
  • attività   di  assistenza  e  tutela  legale   e   di segnalazione di forme di discriminazione;
  • interventi  di  promozione della  cittadinanza  e  di integrazione  sociale,  con  particolare  attenzione   ai processi  di inserimento sociale, scolastico e lavorativo rivolti    a    donne   e   minori,   anche   facilitando l’apprendimento della lingua italiana;
  • snellimento  delle  pratiche amministrative  relative al  rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno e  carta di   soggiorno   e   di  nulla-osta  al  ricongiungimento familiare  e della cittadinanza italiana, sulla  base  di protocolli   operativi   con   le   competenti   autorità  governative.

           2.   I  servizi di cui al comma 1 sono  organizzati anche a favore degli immigrati detenuti.

Art. 22

Servizi sociali

         1.  La  Regione,  al fine di favorire  l’integrazione sociale,  promuove l’accesso ai servizi sociali da  parte      dei  cittadini  stranieri  immigrati  in  condizioni   di parità rispetto ai cittadini italiani.

         2.   La   Regione,  ai  fini  del  comma  1,  concede incentivi  per  la  realizzazione, da  parte  degli  Enti locali  nonché  delle organizzazioni  del  Terzo  Settore presenti   sul   territorio  regionale   e   regolarmente iscritte   nei   registri  nazionali   o   regionali   di      riferimento,  dei soggetti privati e degli organismi  che svolgono  attività  nel  settore  sociale  iscritti   nel registro  regionale, di progetti di supporto  all’accesso ai   servizi  sociali  da  parte  dei  destinatari  della  presente legge.

         3.  La  Regione può contribuire a sostenere le  spese necessarie  a  consentire il rimpatrio  delle  salme  dei cittadini   extracomunitari   indigenti,   deceduti   nel territorio regionale.

         4.  Le modalità e i criteri per gli interventi di cui al  comma  1, sono disciplinati da apposito provvedimento della Giunta del Governo regionale.

Art. 23

Misure contro la discriminazione

         1.  Sulla  base di quanto previsto dall’articolo  44,  comma  12  del Testo unico di cui al Decreto  legislativo 25  luglio  1998,  n. 286, ed in osservanza  dei  decreti   9  luglio  2003, n.  215   Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone  indipendentemente  dalla  razza  e  dall’origine etnica   e  9  luglio  2003,  n.  216   Attuazione della direttiva  2000/78/CE  per la parità  di  trattamento  in materia  di  occupazione e di condizioni di  lavoro ,  la Regione,  avvalendosi  della collaborazione  dei  Comuni,      delle  associazioni  di  immigrati, dell’associazionismo,      del  volontariato  e  delle parti  sociali,  esercita  le funzioni  di  osservazione,  monitoraggio,  assistenza  e  consulenza   legale  per  gli  stranieri  vittime   delle discriminazioni,   dirette  ed  indirette,   per   motivi razziali,  etnici,  nazionali o religiosi,  nonché  delle situazioni  di  grave sfruttamento di cui  al  successivo articolo 24.

         2.  La  Regione,  ai sensi del comma 1  del  presente      articolo  e  di  quanto previsto dall’articolo  21  della Carta  dei  diritti  fondamentali dell’Unione  europea ,      inerente  la  non discriminazione, istituisce  un  Centro regionale   sulle  discriminazioni  dotato  di  autonomia organizzativa,   nell’ambito  degli   indirizzi   di   un programma   triennale  per  l’integrazione  sociale   dei cittadini stranieri immigrati.

         3.  Regione  e  Comuni, anche mediante  l’attivazione del  Difensore civico, promuovono a livello locale azioni per  garantire il corretto svolgimento dei  rapporti  tra cittadini  stranieri  e  pubbliche  amministrazioni,  con particolare  riguardo alla trasparenza,  alla  uniformità  ed alla comprensione delle procedure.

         4.  Regione  ed Enti locali programmano e  realizzano iniziative  per  agevolare  l’effettiva  possibilità   di esercizio  dei diritti di difesa e di tutela  legale  dei cittadini stranieri immigrati.

         5.  La  Regione, nell’ambito del programma  triennale per  l’integrazione  dei cittadini  stranieri  immigrati, approva  un  piano  regionale di  attuazione  finalizzato alla definizione di azioni contro la discriminazione.

Art. 24

Recupero delle persone assoggettate a forme di schiavitù o violenza

         1.  Al  fine  di  assicurare la  tutela  dei  diritti fondamentali delle persone italiane e straniere  presenti sul  territorio regionale, che siano assoggettate a forme di  schiavitù o violenza, la Regione, pone in atto misure  a  favore di tali persone, mediante azioni coordinate con gli  Enti  locali,  con le associazioni di  volontariato, del Terzo Settore e della cooperazione internazionale.

         2.  Nei confronti delle persone di cui al comma 1, la Regione  promuove  e  sostiene azioni  per  l’inserimento lavorativo anche mediante tirocini professionalizzanti  o altri   interventi  formativi  previsti  dall’ordinamento giuridico regionale.

         3.  La  Regione,  in accordo con le Autorità  statali competenti,   assicura  la  propria  collaborazione   per favorire  il  reinserimento  sociale  delle  persone  che abbiano contribuito alla individuazione degli autori  dei reati  di  riduzione  in  schiavitù  o  che  siano  stati      realizzati attraverso comportamenti violenti. La  Regione assume,  altresì,  nei confronti delle  Autorità  statali competenti,  azioni  mirate ad assicurare  condizioni  di tutela  e  sicurezza  alle persone  di  cui  al  presente comma,  ivi  compreso, laddove necessario, l’avvio  degli atti  d’asilo nel territorio dello Stato ai  sensi  della normativa statale vigente.

Art. 25

Politiche abitative

         1.  La  Regione  e  gli  Enti locali,  per  sostenere interventi  volti a favorire la ricerca di una  soluzione abitativa  anche  a  beneficio  dei  cittadini  stranieri immigrati, promuovono e favoriscono:

  • la  costituzione di agenzie per la casa con  finalità sociali  in grado di gestire alloggi e di svolgere  anche un’azione   di   orientamento  ed  accompagnamento   alla soluzione abitativa;
  • l’utilizzo  ed  il  recupero del patrimonio  edilizio esistente  e  disponibile, anche mediante la  definizione di  un sistema di garanzie e di benefici fiscali, secondo      quanto previsto dalle leggi in materia;
  • la  realizzazione di interventi di facilitazione alla locazione   ed   al   credito   per   l’acquisto   o   la  ristrutturazione   della  prima  casa  abitativa,   anche attraverso  l’istituzione di appositi fondi di  rotazione e garanzia.

         2.  La  Regione  concede  ai soggetti  contributi  in conto  capitale,  per  la  realizzazione  di  centri   di accoglienza    e   alloggi   secondo   quanto    previsto      dall’articolo 40, commi 2, 3 e 4 del Testo unico  di  cui al Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

         3.   I  cittadini  stranieri  immigrati  regolarmente soggiornanti nella regione hanno diritto ad  accedere  in  condizioni   di   parità   agli   alloggi   di   edilizia residenziale  pubblica, nonché di usufruire dei  benefici per  l’acquisto, il recupero o la nuova costruzione della prima casa di abitazione.

         4.   La   Regione,  nell’ambito  dei   programmi   di interventi  edilizi,  promuove  l’attività  dei  soggetti attuatori  che  garantiscono  condizioni  di  parità  per l’accesso all’uso od alla proprietà di alloggi  da  parte di cittadini stranieri immigrati.

         5.   La   Regione,  nell’ambito  dei   programmi   di riqualificazione   urbana,   promuove    interventi    di integrazione   sociale  rivolti  a  cittadini   stranieri      immigrati,  in  particolare nei Comuni caratterizzati  da una   presenza   di  cittadini  stranieri   sensibilmente superiore  alla percentuale media della Regione  Sicilia, volti  a  rimuovere situazioni di forzata  concentrazione      insediativa   ed   a   realizzare  interventi   abitativi distribuiti  sul territorio urbanizzato ed integrati  con le reti dei servizi.

         6.   In   attuazione  dell’articolo  40  del  Decreto legislativo  25 luglio 1998, n. 286, la Regione  promuove politiche  abitative a favore degli immigrati come  parte  integrante delle politiche di accoglienza, attraverso  le seguenti forme di intervento:

  • centri  di  accoglienza, ai sensi  dell’articolo  40, comma 1, del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;

         b)  alloggi  sociali  in forma collettiva,  ai  sensi dell’articolo  40,  comma 4, del Decreto  legislativo  25luglio 1998, n. 286;

  • accesso  da  parte dei cittadini stranieri  immigrati      regolarmente  soggiornanti sul territorio regionale  agli alloggi  in  proprietà o in locazione e agli  alloggi  di edilizia  residenziale pubblica in condizioni  di  parità con i cittadini italiani;
  • attivazione  di  servizi di agenzia  sociale  per  la casa,   nell’ambito   della  rete  dei   servizi   socio- assistenziali  del  territorio,  finalizzati  a  favorire l’accesso  all’alloggio da parte di  cittadini  stranieri immigrati;
  • promozione  di  iniziative dei datori di  lavoro  nel settore  abitativo,  in forma singola  o  organizzati  in sistemi  locali di imprese, che siano dirette ad ampliare      e   migliorare   l’offerta   abitativa   a   favore   dei lavoratori, italiani e stranieri, delle proprie aziende.

         7.   I  centri  di  accoglienza di cui  al  comma  6, lettera  a)  sono destinati anche a consentire l’alloggio temporaneo   a   quanti  necessitino   di   soccorso   ed assistenza o siano in condizioni di disagio.

         8.  I  servizi di agenzia sociale di cui al comma  6, lettera  d)  riguardano l’intermediazione  per  agevolare l’accesso   alle  locazioni  abitative,  il  recupero   e l’acquisto  della prima casa di abitazione  da  parte  di cittadini  italiani e cittadini stranieri  immigrati,  ai      sensi  dell’articolo 40, comma 6, del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

         9.  Nell’attuazione  delle  politiche  abitative,  la Regione,  gli  Enti di Area vasta (Città metropolitane  e Liberi   consorzi)  e  i  Comuni  ricercano  la   massima integrazione tra gli inquilini di nazionalità italiana  e straniera.

         10.  I  Comuni, in sede di approvazione dei requisiti e  dei  criteri  per  l’assegnazione e  la  gestione  del patrimonio  di  edilizia  residenziale  pubblica,   tiene      conto anche del motivo del ricongiungimento familiare.

         11.   La   Regione   determina   con   proprio   atto amministrativo  i requisiti gestionali e strutturali  dei centri  di accoglienza e degli alloggi sociali  in  forma collettiva  di  cui  al comma 1, e stabilisce  altresì  i vincoli di destinazione d’uso.

Art. 26

Programma di protezione ed integrazione sociale

         1.   La  Regione  e  gli Enti locali  promuovono,  in conformità a quanto previsto dall’articolo 18  del  Testo unico  di  cui al Decreto legislativo 25 luglio 1998,  n. 286,   la   realizzazione  di  programmi  di  protezione,      assistenza ed integrazione sociale, rivolti alle  vittime      di  situazioni di violenza o di grave sfruttamento. A tal fine  la  Giunta del Governo regionale, nel rispetto  del programma   triennale  per  l’integrazione  sociale   dei cittadini   stranieri  immigrati,   approva   criteri e modalità  di  finanziamento,  nonché  indirizzi   per   i      soggetti attuatori.

         2.  Al  fine  di  assicurare la  tutela  dei  diritti fondamentali delle persone italiane e straniere  presenti sul  territorio regionale, che siano assoggettate a forme schiavitù o violenza, la Regione, pone in atto misure a  favore di tali persone, mediante azioni coordinate con  gli  Enti  locali,  con le associazioni di  volontariato, del Terzo Settore e della cooperazione internazionale.

         3.  Nei confronti delle persone di cui al comma 2, la Regione  promuove  e  sostiene azioni  per  l’inserimento lavorativo anche mediante tirocini professionalizzanti  o altri   interventi  formativi  previsti  dall’ordinamento giuridico regionale.

         4.  La  Regione,  in accordo con le Autorità  statali      competenti,   assicura  la  propria  collaborazione   per favorire  il  reinserimento  sociale  delle  persone  che      abbiano contribuito alla individuazione degli autori  dei reati  di  riduzione  in  schiavitù  o  che  siano  stati      realizzati attraverso comportamenti violenti. La  Regione assume,  altresì,  nei confronti delle  Autorità  statali competenti,  azioni  mirate ad assicurare  condizioni  di  tutela  e  sicurezza  alle persone  di  cui  al  presente  comma,  ivi  compreso, laddove necessario, l’avvio  degli atti  d’asilo nel territorio dello Stato ai  sensi  della normativa statale vigente.

Art. 27

Assistenza sanitaria

         1.   Ai  cittadini  stranieri  immigrati,  che  siano nelle  condizioni previste agli articoli 34 e  35,  comma 1,  del  Testo  unico  di cui al Decreto  legislativo  25 luglio  1998,  n.  286,  sono  garantiti  gli  interventi riguardanti  le attività sanitarie previste  dai  livelli essenziali  di  assistenza, nei termini e nelle  modalità disciplinati dalle suddette norme nazionali.

         2.   Alle  donne immigrate è garantita la  parità  di trattamento  con  le  cittadine  italiane  e  la   tutela sociale   ai  sensi  della  legislazione  sui  consultori familiari,   promuovendo  e  sostenendo  servizi   socio-sanitari  attenti  alle differenze culturali.  È  altresì garantita  la  tutela  del minore,  di  età  inferiore  a diciotto anni, in conformità ai principi stabiliti  dalla  Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a  New  York il  20  novembre  1989 e ratificata con legge  27  maggio 1991, n. 176.

         3.  La  Regione assicura nei confronti dei  cittadini stranieri  immigrati, non in regola con  il  permesso  di      soggiorno,  in particolare, le prestazioni  sanitarie  di cura  ambulatoriali  ed ospedaliere, urgenti  o  comunque essenziali,   ancorché  continuative,  per  malattia   ed      infortunio,  e  gli interventi di medicina  preventiva  e  prestazioni  di  cura  ad essi correlate  a  salvaguardia della   salute  individuale  e  collettiva,  e   promuove interventi di prevenzione e riduzione del danno  rispetto ai  comportamenti  a rischio. Le prestazioni  di  cui  al      presente  comma sono erogate ai sensi di quanto  disposto dall’articolo 35, commi 4 e 6, del Testo unico di cui  al Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

         4.   La Regione promuove, anche attraverso le Aziende Sanitarie   Provinciali,   lo  sviluppo   di   interventi informativi  destinati ai cittadini  stranieri  immigrati ed  attività di mediazione interculturale in campo socio-sanitario,   finalizzati  ad  assicurare   gli   elementi conoscitivi  idonei per facilitare l’accesso  ai  servizi sanitari e socio-sanitari.

         5.   Nell’ambito delle azioni di sostegno ai sistemi sanitari   dei   Paesi  indicati  quali  prioritari   dal documento   di   indirizzo  programmatico  triennale   in materia   di  cooperazione  internazionale,  la   Regione sviluppa lo scambio di esperienze professionali in  campo sanitario,   anche  mediante  azioni  di  formazione   ed erogazione di borse di studio.

         6.   La  Regione  promuove le azioni  necessarie  per favorire   l’accesso  da  parte  di  tutti  i   cittadini stranieri immigrati presenti sul territorio regionale  ai      servizi  sanitari previsti dalla normativa  e  dai  piani regionali vigenti.

         7.   Ai  cittadini stranieri presenti sul  territorio      regionale   non   in   regola  con  le   norme   relative all’ingresso ed  al  soggiorno  sono  assicurate,   nei      presidi pubblici e accreditati, le cure ambulatoriali  ed ospedaliere  urgenti  o  comunque  essenziali,   ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi  i programmi  di  medicina preventiva a  salvaguardia  della salute  individuale e collettiva, nonché quelli  relativi all’erogazione   di   cure  essenziali.   Sono   comunque garantiti,  ai  sensi  dell’articolo  35,  comma  3,  del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286:

  • la   tutela   della  gravidanza  e  della  maternità, compreso   l’accesso   ai   consultori   familiari,    in condizioni   di  parità  di  trattamento  rispetto   alle cittadine italiane;
  • la  tutela  della  salute del minore  garantendo  una completa  assistenza socio-sanitaria anche ai  minori  in attesa di regolarizzazione;
  • le vaccinazioni previste dai piani sanitari;
  • gli interventi di profilassi internazionale;
  • la  profilassi, la diagnosi e la cura delle  malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai.

         8.   Per  cure urgenti si intendono le cure  che  non      possono  essere differite senza pericolo per  la  vita  o danno  per  la salute della persona. Per cure essenziali si  intendono  le  prestazioni sanitarie  diagnostiche  e terapeutiche   relative   a  patologie   non   pericolose nell’immediato  e  nel breve termine, ma  che  nel  tempo potrebbero  determinare  maggiore  danno  alla  salute  o rischi per la vita, quali complicanze, cronicizzazioni  o aggravamenti.

         9.  La Regione assicura ai minori extracomunitari  in affidamento  temporaneo   per   vacanze   terapeutiche, l’iscrizione  al  servizio  sanitario  regionale  per  la  durata del permesso di soggiorno.

         10.  La  Giunta  del Governo regionale  stabilisce  i      criteri  e le modalità per l’erogazione delle prestazioni previste  dalla  normativa vigente, in particolare  delle cure  essenziali  e  continuative,  in  coerenza  con  la programmazione regionale, fermo restando  il  divieto  di      segnalazione  di  cui  all’articolo  35,  comma  5,   del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

         11.  Le  prestazioni di cui al comma 10 sono  erogate nell’ambito delle strutture di medicina del territorio  e  dei  presidi sanitari accreditati, strutturati  in  forma poliambulatoriale   od  ospedaliera,   eventualmente   in collaborazione  con  organismi  di  volontariato   aventi esperienza specifica.

         12.   La   Giunta  del  Governo  regionale   promuove l’attività  di tutela sanitaria e socio-sanitaria  svolta dalle  associazioni  non lucrative regolarmente  iscritte ai  registri regionali, nei confronti dei soggetti di cui alla presente legge.

         13.   La Giunta del Governo regionale provvede:

  • al  monitoraggio della situazione sanitaria e sociale della popolazione  immigrata e degli interventi  attuati dagli  enti  competenti, anche al fine di  promuovere  la diffusione delle migliori pratiche;
  • alla  predisposizione di proposte  ed  interventi  di informazione e sensibilizzazione sui temi della salute  e della  sicurezza  sociale,  di interventi  di  formazione      degli   operatori   ad  un  approccio  multiculturale   e pluridisciplinare,  di proposte relative  all’opportunità di  organizzare,  presso gli enti del servizio  sanitario regionale  e comunque presso i principali servizi  socio-sanitari,  servizi di mediazione linguistica e culturale, con particolare attenzione al genere.

         14.  La  Giunta  del  Governo regionale,  nell’ambito  della quota del Fondo Sanitario Nazionale destinata  alla Regione,  autorizza,  d’intesa  con  il  Ministero  della Salute,  le  Aziende Sanitarie Provinciali e  le  Aziende Ospedaliere  ad  erogare prestazioni  che  rientrino  nel      programma   assistenziale   per   alta   specializzazione approvato dalla Giunta stessa a favore di:

  • cittadini  provenienti da Paesi  extracomunitari  nei quali  non  esistono  o  non sono facilmente  accessibili competenze  medico-specialistiche per il  trattamento  di specifiche  gravi patologie e non sono in vigore  accordi di reciprocità relativi all’assistenza sanitaria;
  • cittadini  di  Paesi  la  cui particolare  situazione contingente  non rende attuabili, per ragioni  politiche, militari  o  di  altra natura, gli accordi  eventualmente esistenti   con  il  Servizio  sanitario  nazionale   per l’assistenza sanitaria.

Art. 28

Accesso ai servizi educativi per l’infanzia e diritto allo studio

         1.   Ai minori presenti sul territorio regionale sono garantite  pari  condizioni di  accesso  ai  servizi  per l’infanzia,  ai  servizi scolastici  ed  agli  interventi previsti in materia di diritto allo studio.

         2.   La  Regione,  nell’ambito  degli  interventi  di attuazione,  promuove,  in collaborazione  con  gli  Enti locali, la qualificazione del sistema dei servizi per  la prima  infanzia,  volti  alla realizzazione  della  piena integrazione  dei  bambini e delle loro  famiglie,  anche attraverso  la reciproca valorizzazione delle culture  di origine.

         3.  La  Regione assume il tema dell’integrazione  dei bambini  stranieri  tra  gli obiettivi  prioritari  delle linee   orientative   di  qualificazione   della   scuola dell’infanzia.

         4.    La    Giunta   del   Governo   regionale, in collaborazione con le competenti amministrazioni  statali e  locali,  nell’ambito del sistema scolastico regionale,      promuove ed attua iniziative che favoriscano:

  • l’alfabetizzazione   ed   il  perfezionamento   della lingua italiana per minori ed adulti;
  • l’educazione interculturale;
  • l’introduzione    ed    il   perfezionamento    della conoscenza  delle lingue e delle culture di  origine  dei cittadini stranieri immigrati.

Art. 29

Istruzione e formazione professionale

         1.  I  cittadini  stranieri  immigrati,  compresi  i richiedenti   asilo,   hanno  diritto   alla   formazione professionale ed all’istruzione in condizioni  di  parità con  gli  altri cittadini. La Regione favorisce tutte  le forme    di    informazione,   orientamento,   tirocinio, formazione    e    formazione    continua,    finalizzate all’acquisizione    delle   necessarie    competenze    e      professionalità,  ed opera altresì per il  riconoscimento e  la valorizzazione delle esperienze formative acquisite  nei  Paesi  di  provenienza  o  comunque  all’estero.  La Regione,  gli  Enti di Area vasta (Città metropolitane  e Liberi  consorzi) i Comuni, o le loro Unioni, nell’ambito degli  interventi previsti dalla normativa  regionale  in dette materie, promuovono e favoriscono:

  • iniziative  di  informazione,  di  orientamento,   di tirocinio,  di  formazione e di  formazione  continua,  a favore   dei  cittadini  stranieri  immigrati,  volte   a consentire     l’acquisizione     di competenze e professionalità congruenti alla domanda del  mercato  del lavoro;
  • corsi   di  formazione  per  l’organizzazione   delle attività   degli   enti  e/o  associazioni   formate   da cittadini stranieri immigrati;
  • programmi   per   l’attività  di  istruzione   e   di formazione professionale nei Paesi di origine,  ai  sensi dell’articolo  23  del  Testo unico  di  cui  al  Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
  • la    formazione   mirata   alla   conoscenza   della legislazione  in  materia  di  sicurezza  nei  luoghi  di lavoro   e   di   assistenza  sanitaria,  realizzata   in collaborazione   con   enti  e  istituti   previdenziali, assistenziali,   sanitari,  di  vigilanza,   associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.

         2.   La  Regione,  al fine di assicurare  l’effettivo accesso  al  sistema formativo, per quanto di competenza, opera  per  il  riconoscimento e  la  valorizzazione  dei titoli,   delle   professionalità  e   delle   iniziative finalizzate  alla  formazione qualificata  nei  Paesi  di provenienza.

         3.   I  minorenni  cittadini stranieri  presenti  sul territorio  regionale  accedono in condizioni  di  parità rispetto  ai minorenni cittadini italiani ai servizi  per l’infanzia e ai servizi scolastici.

         4.  In attuazione dei principi di cui all’articolo 38 del  Decreto  legislativo  25 luglio  1998,  n.  286,  le comunità scolastiche    accolgono    le    differenze linguistiche  e  culturali  come  valore   da   porre a fondamento del rispetto reciproco e dello scambio tra  le culture.  A  tal fine promuovono e favoriscono iniziative volte  all’accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua   d’origine  e  alla  realizzazione  di   attività interculturali comuni.

         5.  L’insegnamento  e  l’apprendimento  della  lingua italiana  e  la  conoscenza della storia e delle  culture locali  rappresentano  un  passaggio  essenziale  per  la facilitazione   del   processo  di   integrazione   nella comunità  di  accoglienza. A tal fine la  Regione  e  gli enti  locali promuovono iniziative volte a migliorare  il processo di integrazione e formazione alla cittadinanza.

         6.   Nel  quadro  della  programmazione  territoriale degli  interventi,  la  Regione, gli  Enti  locali  e  le istituzioni scolastiche concorrono alla realizzazione  di azioni  finalizzate  all’educazione  interculturale,   al superamento  delle  iniziali  difficoltà  linguistiche  e formative  e  a contrastare l’abbandono e la  dispersione scolastica.   La  Regione  e  gli  enti  locali   attuano  specifici interventi in materia di diritto allo studio  e  per   favorire   relazioni  positive  tra   le   comunità scolastiche  e  le  famiglie immigrate.  Tali  interventi  sono  diretti alla promozione e alla tutela  dei  diritti dei  minori  immigrati  al fine di contrastare  qualsiasi  forma di discriminazione.

         7.  La  Regione  concede incentivi  alle  istituzioni scolastiche   statali  e  agli   Enti   locali   per   la realizzazione di interventi concernenti:

  • la  formazione  alla cittadinanza  e  l’apprendimento  della lingua italiana;
  • l’attività di mediazione linguistica e culturale;
  • la   formazione  e  l’educazione  interculturale  dei dirigenti, dei docenti e del personale non docente;
  • la formazione  di  docenti per l’insegnamento  della lingua italiana come seconda lingua;
  • l’introduzione ed il perfezionamento  della conoscenza  delle lingue e delle culture di  origine  dei cittadini stranieri immigrati;
  • la  sperimentazione e la diffusione di buone pratiche di educazione interculturale;
  • la  promozione  di  progetti di integrazione  con  il territorio;
  • la   creazione   e   l’ampliamento   di   biblioteche scolastiche     interculturali,    comprendenti     testi plurilingui.

         8.   Gli  incentivi di cui al comma 7 sono estesi  ai servizi per la prima infanzia.

         9.   La  Regione  promuove iniziative  ed  interventi rivolti  ai  cittadini  stranieri  adulti,  per  favorire l’alfabetizzazione  e  il  perfezionamento  della  lingua italiana  e  il conseguimento di titoli di studio,  anche mediante  percorsi integrativi degli studi sostenuti  nei Paesi di provenienza.

         10.   In  materia  di  istruzione  universitaria,  i cittadini   stranieri  hanno  diritto  alla   parità   di trattamento    rispetto   agli   studenti    universitari  cittadini italiani.

         11.  La  Regione,  al  fine del  coordinamento  degli interventi   di   cui  al  presente  articolo,   promuove specifici  protocolli interistituzionali  in  particolare con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia.

         12.   La   Regione   promuove e sostiene  percorsi formativi e di riqualificazione per l’acquisizione  delle  specifiche  competenze professionali necessarie  ai  fini dell’inserimento nel mondo del lavoro attuati dagli  enti di  formazione  accreditati presso  la  Regione  e  dalle      istituzioni scolastiche, anche in coordinamento  con  gli enti locali, le associazioni sindacali dei lavoratori  e dei datori di lavoro.

         13.  Al fine di agevolare l’inserimento  lavorativo dei  cittadini  stranieri,  la  Regione  può  individuare specifiche  iniziative  dirette  a  rafforzare  le   loro conoscenze  e  competenze, che possono essere  realizzate anche   nei   Paesi  di  origine,  tenendo  conto   della      prospettiva di genere.

         14.  Nell’ambito della normativa statale in  materia, la  Regione  stabilisce criteri e modalità di validazione di  progetti  relativi  all’ingresso  di  lavoratrici   e lavoratori   stranieri   che   prevedano   programmi   di  formazione  professionale  e linguistica  da  effettuarsi nei  Paesi  di  origine, coerenti in  particolare  con  i fabbisogni  espressi dal mercato del lavoro.  La  Regione promuove e sostiene altresì progetti che prevedono  corsi di  formazione linguistica e professionale finalizzata ad inserimenti  lavorativi, definiti con il  concorso  delle parti  sociali  e  delle  pubbliche  amministrazioni  con particolare   riferimento   a   progetti   rivolti   alle lavoratrici immigrate.

Art. 30

Inserimento lavorativo e sostegno ad attività autonome ed imprenditoriali

         1.  I  cittadini stranieri immigrati hanno diritto  a condizioni    di    pari   opportunità   nell’inserimento lavorativo   e  al  sostegno  ad  attività  autonome   ed imprenditoriali.    La   Regione,    nell’ambito    delle competenze  e  degli  interventi di politica  del  lavoro disciplinati    dalle    leggi    regionali,    favorisce l’inserimento lavorativo stabile dei cittadini  stranieri immigrati  in  forma  di lavoro dipendente,  autonomo  ed imprenditoriale,  anche mediante la qualificazione  della rete  dei  servizi  per il lavoro e la  formazione  degli operatori.

         2.   La  Regione  e  i  Comuni,  o  le  loro  Unioni, sostengono attività promozionali e informative  volte  ad agevolare,  per  i  cittadini  stranieri  immigrati,   lo sviluppo   di   attività   di   tipo   autonomo,    anche imprenditoriale od in forma cooperativa.

         3.   La  Regione  e  i  Comuni,  o  le  loro  Unioni, promuovono  e  sostengono la realizzazione  di  programmi sperimentali   di  intervento  sociale   finalizzati   ad affrontare   congiuntamente  il  tema  abitativo   ed i percorsi  di  inserimento formativo  e  lavorativo.  Tali programmi, promossi concordemente dalle parti  sociali  e dagli  Enti  locali  territorialmente  competenti,   sono definiti   tramite  specifici  accordi  con  i   soggetti interessati   che   assumono   obblighi   per   la   loro realizzazione.

         4.  I  cittadini stranieri immigrati hanno diritto  a pari   opportunità   rispetto   ai   cittadini   italiani nell’orientamento,  nell’inserimento  lavorativo e nel sostegno di attività autonome,   anche   in   forma imprenditoriale e cooperativa.

         5.   La  Regione,  gli  Enti  di  Area  vasta  (Città metropolitane e Liberi consorzi) e i Comuni,  nell’ambito delle   proprie   competenze,  favoriscono  l’inserimento lavorativo  stabile dei cittadini stranieri immigrati  in forma  di  lavoro dipendente, autonomo o imprenditoriale,  anche  mediante la qualificazione della rete dei  servizi per il lavoro e la formazione degli operatori.

         6.  Ai  fini dell’attuazione dell’articolo 27,  comma      1,  lettera  i), del Decreto legislativo 25 luglio  1998, n.  286,  gli  Enti di Area vasta (Città metropolitane  e Liberi   consorzi)   e  i  Comuni  si   avvalgono   della collaborazione     delle     organizzazioni     sindacali maggiormente  rappresentative  a  livello  regionale  dei lavoratori  e dei datori di lavoro e delle organizzazioni      del  Terzo Settore maggiormente rappresentative a livello regionale  iscritte  nei rispettivi  albi  nazionali  e/o regionali.

         7.    La   Regione   stipula   convenzioni   con   le associazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative  a livello  regionale dei lavoratori e dei datori di  lavoro e  delle  organizzazioni del Terzo  Settore  maggiormente rappresentative   a   livello  regionale   iscritte   nei rispettivi albi nazionali e/o regionali, con gli Enti  di patronato  e  con gli Enti locali, dirette ad  assicurare idonee   condizioni  di  lavoro  e  di   accoglienza   ai lavoratori   immigrati,  compresi  gli  stagionali,   con

particolare riferimento alla prevenzione degli  infortuni sul  lavoro  e alla realizzazione di reti di sportelli  e iniziative volti all’informazione, tutela e sostegno  dei lavoratori.

         8.  La  Giunta del Governo regionale fissa i  criteri per   la  determinazione  del  fabbisogno  di  lavoratori stranieri  sul  territorio regionale, anche  in  funzione dell’assegnazione delle quote di ingresso da parte  dello Stato.  Ai  sensi  dell’articolo  21,  comma  4-ter,  del Decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  la  Regione trasmette  alla  Presidenza del Consiglio  dei  Ministri,      entro  il  30  novembre di ogni anno, il  rapporto  sulla  presenza    e    sulla   condizione    degli    immigrati

 extracomunitari  nel  territorio  regionale,   contenente anche  le  indicazioni previsionali  relative  ai  flussi sostenibili  nel  triennio successivo  in  rapporto  alla capacità   di   assorbimento  del   tessuto   sociale   e produttivo.

         9.  La  Regione  individua  i  Centri  per  l’impiego      presso   i   quali   istituire  servizi   di   mediazione socioculturale per i destinatari della presente legge.

Art. 31

Interventi di integrazione e comunicazione interculturale

1.   La   Regione   e  gli  Enti  locali,   ai   fini dell’integrazione  e  dello sviluppo della  comunicazione interculturale, promuovono:

  • la  realizzazione  ed  il  consolidamento  di  centri interculturali,  intesi come luoghi di  mediazione  e  di confronto  tra culture, finalizzati a favorire l’incontro e  lo scambio tra soggetti di diversa provenienza, nonché      l’elaborazione   e   l’attuazione   di   iniziative   per promuovere l’integrazione sociale;
  • lo    svolgimento   di   iniziative   pubbliche    di informazione  sui  temi  connessi  all’immigrazione   che favoriscano una corretta conoscenza delle cause  e  degli aspetti reali del fenomeno migratorio;
  • la  realizzazione  di iniziative di  tipo  artistico, culturale   e  sportivo  finalizzate  a  valorizzare   le culture  dei  paesi di origine ed a promuovere  occasioni di socializzazione anche in ambito extralavorativo; l’avvio    od   il   sostegno   di   interventi    di      comunicazione interculturale in ambito regionale;
  • il   consolidamento  di  competenze  attinenti   alla mediazione   socio-culturale,   secondo   la    normativa regionale   in   materia  di  formazione   professionale,      finalizzate  alla  individuazione ed alla  valorizzazione di  una  specifica professionalità volta a garantire  sia      la   ricognizione   dei   bisogni   degli   utenti,   sia      l’ottenimento  di  adeguate  prestazioni  da  parte   dei servizi;
  • la   formazione   degli   operatori   preposti   alle      relazioni  con  i  cittadini  stranieri,  finalizzata   a  garantire pari condizioni di accesso ai servizi.

2.   Quindi la Regione promuove l’integrazione  e  lo sviluppo   di   relazioni   interculturali   e    concede contributi  agli  Enti  locali, al sistema  regionale  di istruzione   e   formazione,  agli  enti   del   servizio sanitario  regionale, alla rete regionale delle strutture      socio-assistenziali  e  dei servizi  alla  persona,  alle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro,  alle organizzazioni del Terzo Settore presenti sul  territorio regionale  e regolarmente iscritte nei Registri nazionali  o  regionali  di  riferimento, ai  soggetti  privati  che svolgono  attività  nel  settore  sociale  iscritti   nel

Registro  regionale  e  agli  organismi   iscritti   nel Registro  delle  associazioni e degli enti  che  svolgono

  • attività  a  favore degli immigrati di  cui  all’articolo 42,  comma 2, del Decreto legislativo 25 luglio 1998,  n. 286, per la realizzazione dei seguenti interventi:
  • uso   di  spazi  pubblici  in  via  continuativa   od occasionale  per iniziative di incontro o quali  sedi  di centri interculturali;
  • gestione di centri di aggregazione;
  • iniziative   di   informazione  pubblica   sui   temi connessi   all’immigrazione,  dirette   a   favorire   la conoscenza  delle  cause  del fenomeno  migratorio  e  lo sviluppo  delle relazioni interculturali  e  del  dialogo interreligioso  tra  la comunità  locale  e  i  cittadini stranieri immigrati;
  • scambi   interculturali  e  iniziative  di   incontro finalizzate  in  particolare alla  sensibilizzazione  del dialogo e alla valorizzazione delle diverse culture;
  • utilizzo   di  adeguati  strumenti  di  comunicazione plurilingue, anche realizzati per via telematica;
  • interventi   di   mediazione   socio-culturale,   con appositi finanziamenti destinati agli enti pubblici;
  • iniziative    per    l’affermazione    delle     pari  opportunità.

3.   La  Giunta  del Governo regionale  stabilisce  i criteri  e  le modalità per la concessione dei contributi di cui al comma 2.

4.  La  Regione  e  gli  Enti di  Area  vasta  (Città metropolitane e Liberi consorzi) sostengono corsi per  la formazione     e     l’aggiornamento     di     mediatori interculturali, rivolti a operatori degli enti  pubblici, del    servizio   sanitario   regionale,   del   servizio scolastico  e  delle associazioni ed  enti  operanti  nel campo dell’immigrazione.

5.  A meri fini di pubblicità, gli Enti di Area vasta (Città  metropolitane e Liberi consorzi) istituiscono  un elenco  in  cui  sono  iscritti tutti  coloro  che  hanno frequentato  i  corsi  di  cui al  comma  4,  conseguendo l’attestato finale.

6.   La  Regione,  inoltre, al fine  di  favorire  lo scambio  di esperienze sociali e culturali tra i  popoli, concede contributi per finanziare progetti e recuperi  di strutture   presentati  dagli  Enti  locali,  singoli o associati,   diretti   alla   creazione di  occasioni d’incontro tra cittadini di diverse nazionalità.

7.  La  Giunta  del  Governo  regionale  definisce  i criteri  e le modalità per la concessione dei contributi,      determinando,   tra  l’altro,  la  misura   massima   del contributo  erogabile  che,  in  ogni  caso,  non   potrà superare il cinquanta per cento della spesa.

Art. 32

Contributi ad associazioni per attività dedicata ai cittadini stranieri immigrati

         1.  La Regione, i Comuni, o le Unioni di Comuni,  per l’integrazione   culturale  e   sociale   dei   cittadini stranieri  immigrati,  esercitano  le  funzioni  connesse alla  concessione di contributi per attività di carattere sociale,    culturale   ed   assistenziale   svolte    da associazioni   e/o  da  organizzazioni  associazioni   di volontariato iscritte nei registri di cui alla  legge  11 agosto 1991, n. 266  Legge quadro sul volontariato .

Art. 33

Iniziative di rientro e reinserimento nei Paesi di origine

         1.    La  Regione  e  gli  Enti  locali,  tramite  la partecipazione ai programmi di cooperazione con  i  Paesi  in  via  di  sviluppo e nell’ambito degli  interventi  di attuazione della normativa regionale vigente in  materia, promuovono iniziative, anche con il sostegno di  progetti      imprenditoriali,  che favoriscano il  volontario  rientro dei cittadini stranieri immigrati nei Paesi d’origine.

         2.  La  Regione  e  gli  Enti locali,  a  tale  fine, incentivano  la  formazione  per  l’acquisizione  od   il perfezionamento    delle   necessarie    professionalità, nell’ambito dell’attuazione della legislazione  regionale in materia di formazione professionale.

         3.   La   Regione,  anche  nell’ambito  di  programmi nazionali,  comunitari  o  internazionali,  sostiene   ed attua  progetti  e  interventi  di  sostegno  al  rientro volontario  e  al  reinserimento dei cittadini  stranieri immigrati presenti sul suo territorio.

Art. 34

Entrata in vigore

         1.  La  presente legge sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale  della Regione Siciliana ed entrerà  in  vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione.

         2.  E’  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e   di   farla   osservare,  come  legge  della   Regione siciliana.

GRUPPO PARLAMENTARE
Popolari ed Autonomisti – Idea Sicilia

INIZIATIVA
Parlamentare

FIRMATARI
• Lentini Salvatore (Popolari ed Autonomisti – Idea Sicilia).
• Di Mauro Giovanni (Popolari ed Autonomisti – Idea Sicilia).
• Compagnone Giuseppe (Popolari ed Autonomisti – Idea Sicilia).

ARGOMENTI
Emigrazione

ORGANO D’ESAME
1. Prima Commissione – Affari Istituzionali

CONTATTI

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