Proposta di legge – Sistema educativo integrato per la prima infanzia

Proposta di legge -Sistema educativo integrato per la prima infanzia

XVI Legislatura

Numero 1030 del 20.07.15


INFORMAZIONI

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Capo I
Oggetto della legge e finalità

Art. 1.
Oggetto

1. La Regione riconosce i diritti individuali, giuridici, civili e sociali dei bambini e delle bambine, nel rispetto della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176.

2. La Regione garantisce il diritto alla cura, all’educazione e all’istruzione di ogni bambino e bambina, d’ora in poi bambino, fin dalla nascita e a tal fine:

a) disciplina tutti i servizi socio-educativi, d’ora in poi servizi educativi, per bambini da tre mesi a tre anni, riconoscendo il pluralismo delle offerte formative e il diritto dei genitori alla scelta di un servizio ritenuto idoneo per il figlio e più adeguato ai bisogni organizzativi e culturali delle famiglie;

b) garantisce il diritto all’inserimento dei bambini disabili o in situazione di svantaggio socio-culturale;

c) sostiene, tramite l’offerta di servizi diffusi sul territorio regionale, le competenze genitoriali, le pari opportunità e l’accesso delle donne nel mercato del lavoro, favorendo la conciliazione tra impegni familiari e quelli lavorativi.

Art. 2.
Finalità

1. La Regione intende migliorare i servizi educativi, pubblici e privati, rivolti alla prima infanzia, renderli più efficaci, capaci di ascolto, centri di diffusione di una cultura dell’infanzia e in grado di rispondere alle esigenze dei bambini e delle famiglie, tramite:

a) la determinazione di criteri generali per la realizzazione, la gestione e la qualificazione delle diverse tipologie di servizi educativi a gestione pubblica e privata;

b) la creazione di un sistema educativo integrato regionale e territoriale che garantisca pari opportunità a tutti i bambini;

c) l’identificazione dei requisiti strutturali e organizzativi in relazione alle diverse tipologie di servizio per bambini da tre mesi a tre anni, in particolare ai fini del rilascio dell’autorizzazione al funzionamento ed ai fini dell’accreditamento.

    Art. 3.
Sistema educativo integrato regionale e territoriale

l. Il sistema educativo integrato è costituito:

a) dagli asili nido, d’ora in poi nidi d’infanzia;

b) dai servizi integrativi al nido, quali i centri per bambini e genitori, gli spazi gioco per bambini, e dai servizi in contesto domiciliare.

2. Il sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia, tramite il rispetto di regole comuni e la condivisione degli obiettivi, permette di dare risposte unitarie e di offrire servizi flessibili e differenziati tra loro, ma congrui rispetto ai bisogni evolutivi dei bambini e delle loro famiglie.

Capo II
Tipologie di servizi per la prima infanzia e soggetti gestori

Art. 4.
Nidi d’infanzia

l. I nidi d’infanzia, comunque denominati e gestiti, sono servizi educativi e sociali di interesse pubblico, rivolti a tutti i bambini di età compresa tra i tre mesi e i tre anni, che:

a) offrono opportunità di cura, educazione e socializzazione nella prospettiva dello sviluppo di tutte le potenzialità di ogni bambino;

b) concorrono, grazie ad un’organizzazione degli spazi e delle attività, anche a prevenire o limitare

le conseguenze determinate da disabilità e da svantaggio culturale o sociale;

c) sostengono le competenze genitoriali, in particolare nel caso di situazioni di monogenitorialità, tramite il rapporto giornaliero, la possibilità di colloqui individuali con le educatrici ed eventualmente di altri professionisti, gli incontri collettivi e la promozione di gruppi di auto-mutuo aiuto tra i genitori stessi.

2. I nidi d’infanzia presentano modalità organizzative e di funzionamento diversificate:

a) per i tempi di apertura del servizio: a tempo pieno, almeno per sei ore giornaliere o a tempo parziale inferiore a sei ore;

b) per il numero di posti: da un minimo di venticinque fino ad un massimo di sessanta bambini con possibili deroghe indicate negli atti previsti all’articolo 2, comma l, lettera c).

3. Sono considerati micronidi i servizi educativi che accolgono da sei fino a ventiquattro bambini.

Art. 5.
Servizi educativi integrativi

l. I servizi educativi integrativi al nido d’infanzia, per i quali è obbligatoria la presenza di personale educatore in possesso dei titoli di studio di cui all’articolo 17, comma 2, della presente legge, offrono risposte flessibili e diversificate sotto il profilo strutturale e organizzativo.

I servizi integrativi comprendono:

a) i centri per bambini e famiglie, che accolgono bambini insieme ad un adulto accompagnatore, hanno caratteristiche di aggregazione sociale e ludica per i bambini e di comunicazione e di incontro tra gli adulti che condividono problematiche educative per l’età infantile;

b) gli spazi gioco per bambini, che offrono accoglienza in un ambiente organizzato con finalità educative, ludiche, di cura e di socializzazione per bambini da diciotto a trentasei mesi, sono privi di spazi per il riposo, non offrono il servizio di mensa e prevedono una frequenza flessibile concordata con il personale educatore fino ad un massimo di cinque ore giornaliere per bambino;

c) i servizi educativi presso il domicilio dell’educatore, d’ora in poi educatrice, o in altro spazio a ciò destinato, che sono caratterizzati da un alto grado di personalizzazione, stante il numero ridotto di bambini affidati a una o più educatrici in modo continuativo possono accogliere al massimo cinque bambini.

Art. 6.
Polo per l’infanzia

l. Più servizi educativi per bambini in età da tre mesi fino sei anni possono essere progettati in un’unica struttura o in edifici contigui, per condividere i servizi generali e gli spazi collettivi, favorire la continuità del progetto educativo e offrire a bambini di diversa età esperienze programmate, in piccolo gruppo, di gioco e di incontro. Il polo per l’infanzia può essere aggregato anche a una scuola primaria o a un istituto comprensivo.

Art. 7.
Soggetti gestori dei servizi

1. I servizi per la prima infanzia, che concorrono al sistema educativo integrato, possono essere gestiti:

a) dai comuni, anche in forma associata;
b) da altri soggetti pubblici;
c) da soggetti del privato sociale;
d) da altri soggetti privati.

Titolo II
Soggetti istituzionali e strumenti di programmazione

Art. 8.
Piano triennale dei servizi educativi

1. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro approva, secondo le modalità fissate nel regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, il piano triennale regionale dei servizi educativi per i bambini in età tre mesi – tre anni, che in particolare:

a) definisce i criteri principali di programmazione per quanto riguarda l’istituzione di nuovi servizi per la prima infanzia, nonché la loro gestione e qualificazione;

b) stabilisce i criteri di ripartizione dei fondi per la gestione e la qualificazione dei servizi educativi da destinare ai comuni, sia per i servizi gestiti direttamente sia per quelli gestiti da soggetti privati accreditati e convenzionati.

Tenuto conto della natura delle risorse finanziarie e della relativa disciplina normativa, è prevista la possibilità di erogare contributi in conto gestione, anche per il contenimento delle rette a carico delle famiglie, a beneficio dei servizi gestiti direttamente dai comuni e dei posti bambino in servizi gestiti da privati o da altri enti pubblici accreditati e convenzionati;

c) promuove, tramite la concertazione e l’integrazione istituzionali, il riequilibrio territoriale per garantire a tutti i bambini di fruire delle stesse opportunità;

d) valorizza il rapporto tra enti pubblici e i soggetti privati impegnati in attività sociali al fine di ampliare la libertà di scelta delle famiglie nei percorsi educativi;

e) garantisce, tramite il servizio regionale e quelli comunali competenti in materia, un monitoraggio di tutti i servizi educativi per assicurare maggiore efficienza e riequilibrio territoriale nelle future programmazioni;

f) sostiene la realizzazione di progetti di ricerca, la documentazione delle esperienze educative e delle buone prassi anche organizzative e gestionali, la formazione dei coordinatori pedagogici e dei componenti del gruppo tecnico collegiale, la creazione di strumenti di valutazione della qualità per il consolidamento di un sistema educativo qualificato per la prima infanzia, anche avvalendosi di altri enti pubblici, centri di ricerca e università.

2. L’ Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, in attuazione del piano triennale e in considerazione dei fondi annualmente stanziati nelle unità revisionali e nei relativi capitoli del bilancio regionale e delle risorse eventualmente provenienti dallo Stato o da altre fonti finanziarie, delibera un programma annuale di riparto a favore dei Comuni in conto gestione, anche per il contenimento delle rette a carico delle famiglie, a beneficio dei servizi gestiti direttamente dagli stessi e dei posti bambino in servizi gestiti da privati o da altri enti pubblici accreditati e convenzionati.

Art. 9.
Funzioni dei distretti socio-sanitari

1. Il distretto socio-sanitario si dota di un gruppo tecnico-collegiale con funzioni di supporto tecnico nell’ambito dell’attività istituzionale dei comuni anche in ordine al controllo e alla vigilanza sui servizi educativi per la prima infanzia, con particolare attenzione alla permanenza dei requisiti strutturali e organizzativi degli stessi.

2. Il gruppo tecnico collegiale, in particolare, esprime parere obbligatorio nell’ambito del procedimento di rilascio dell’autorizzazione per il funzionamento di cui all’articolo 13 e parere vincolante ai fini dell’accreditamento di cui all’articolo 14.

3. Tale gruppo, inoltre, svolge attività consultiva per i soggetti pubblici e privati interessati all’estensione e al miglioramento dei servizi.

4. Con il regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, della presente legge, sono specificate la composizione del gruppo tecnico-collegiale e le modalità di istituzione e di organizzazione dello stesso.

Art. 10.
Funzioni del comune

1. I comuni singoli o associati, per le finalità della presente legge, svolgono funzioni in materia di:

a) programmazione, promozione e gestione, diretta o indiretta, dei servizi educativi;

b) rilascio dell’autorizzazione al funzionamento, previo parere obbligatorio del distretto socio-sanitario, per i servizi educativi per la prima infanzia gestiti da soggetti privati;

c) accreditamento per i servizi educativi per la prima infanzia gestiti da soggetti pubblici e privati, previo parere obbligatorio e vincolante del distretto socio-sanitario;

d) la vigilanza e controllo, anche tramite il gruppo tecnico-collegiale di cui all’articolo 9 della presente legge, sui servizi educativi e le loro strutture.

2. I comuni singoli o associati, devono dotarsi di apposito regolamento, possibilmente elaborato a livello di distretto socio-sanitario, avente ad oggetto le modalità organizzative e i criteri di accesso e di utilizzo dei servizi accreditati, la partecipazione dei genitori alla vita del servizio, la compartecipazione, obbligatoria ai sensi di legge, alle spese di gestione, eventuali misure di sostegno per la frequenza di bambini disabili e per situazioni di grave disagio o di solidarietà, quali l’affidamento familiare, nonché i criteri per la graduazione dell’importo delle sanzioni, previste dall’articolo 16, comma 1.

3. Il comune, inoltre, deve provvedere alla trasmissione dell’anagrafica degli enti gestori all’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, secondo le modalità previste all’articolo 19, comma 1, della presente legge.

    Art. 11.
Compiti delle Aziende sanitarie provinciali

1. Le Aziende sanitarie provinciali tramite i propri operatori:

a) garantiscono la tutela e la vigilanza igienico-sanitaria sulle strutture e sui servizi per l’infanzia in vista del benessere dei bambini e del personale;

b) assicurano la partecipazione di propri rappresentanti al gruppo tecnico-collegiale di cui all’articolo 9;

c) curano, in collaborazione con il personale dei servizi educativi, la prevenzione primaria e la piena integrazione di ogni bambino disabile o comunque interessato a fenomeni di disagio socio-culturale;

d) attuano interventi di educazione alla salute rivolti al personale e ai genitori;

e) approvano le tabelle dietetiche dei servizi educativi per l’infanzia che erogano pasti.

Titolo III
Caratteristiche principali dell’area e delle strutture che ospitano servizi educativi

Art. 12.
Pianificazione urbanistica e architettonica.
Vincolo di destinazione

l. I comuni, con la pianificazione urbanistica, individuano le aree da destinare ai nuovi servizi per l’infanzia, facilmente accessibili e protette da fonti di inquinamento, e privilegiano interventi di risanamento e ristrutturazione di strutture già esistenti, anche realizzate per finalità diverse o non utilizzate, garantendo comunque, l’accessibilità, la sicurezza e il benessere ambientale.

2. Fatta salva la normativa vigente in materia di opere pubbliche, la progettazione architettonica di servizi per l’infanzia deve tenere conto degli elementi principali del progetto pedagogico-educativo e rispondere ai requisiti di sicurezza meccanica e in caso di incendio, di stabilità, di risparmio energetico, di flessibilità interna, di igiene per garantire la salute e il benessere dei bambini e del personale, facendo riferimento anche alle più recenti applicazioni della bioarchitettura.

3. Nella equipe di progettazione deve essere prevista la partecipazione di un coordinatore pedagogico o di un’educatrice con esperienza di bambini in età compresa entro i tre anni o di un professionista in materia psico-pedagogica che abbia esperienza di gestione di servizi educativi.

4. Per i servizi educativi in zone a forte densità abitativa e nei comuni capoluogo, nel regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, della presente legge, si indicano requisiti diversificati e si prevedono misure tecniche e di organizzazione urbana per superare eventuali fonti di inquinamento, soprattutto acustico.

5. Gli spazi interni ed esterni debbono rispondere alle esigenze delle diverse età, ai bisogni individuali e di gruppo ed essere arredati tenendo presenti la sicurezza, la funzionalità e la gradevolezza. Gli spazi interni destinati ai bambini non possono essere collocati ai piani interrati e seminterrati.

6. Sugli edifici adibiti a servizi educativi per l’infanzia che fruiscono di contributi regionali è istituito vincolo di destinazione per dieci anni. La rimozione del vincolo può essere autorizzata dall’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro nel caso in cui l’immobile sia destinato ad altro servizio educativo o sociale. L’Assessorato, in relazione alla residua durata del vincolo, stabilisce l’importo che il soggetto beneficiario dei contributi deve restituire alla Regione.

7. I lavori per la realizzazione delle strutture da adibire a servizi educativi per la prima infanzia che sono riconducibili alle fattispecie di cu all’articolo 2 del testo della legge 11 febbraio 1994, n. 109, coordinato con le norme della legge regionale 2 agosto 2002, n. 7 e con le norme della legge regionale 19 maggio 2003, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni, sono a tutti gli effetti lavori pubblici e, quindi, assoggettati alla succitata normativa.
L’approvazione dei relativi progetti equivale a dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera ai sensi di legge. Per le espropriazioni occorrenti alle realizzazioni delle strutture da adibire a servizi per la prima infanzia e per le correlative opere, si applicano le disposizioni contenute negli articoli da  9 al 21 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 e  successive modifiche ed integrazioni. Per l’esecuzione delle opere di cui al comma 1, si applicano le norme concernenti le opere pubbliche di competenza degli enti locali di cui al testo coordinato della legge 11 febbraio 1994, n. 109 con le norme delle leggi regionali 2 agosto 2002, n. 7 e 19 maggio 2003, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni.

 Titolo IV
Standard strutturali e organizzativi

    Art. 13.
Autorizzazione al funzionamento

1. Tutti i servizi educativi privati per la prima infanzia, che accolgono bambini di età inferiore a tre anni a fronte di un compenso economico e in un contesto diverso da quello familiare, necessitano di autorizzazione al funzionamento, indipendentemente dalla loro denominazione.

2. L’autorizzazione è concessa dal comune territorialmente competente, sentito il parere obbligatorio del gruppo tecnico di cui all’articolo 9 della presente legge, sulla base dei seguenti requisiti:

a) avere strutture con le caratteristiche definite  al Titolo III e gli standard previsti nel regolamento di cui all’articolo 19, comma 1;

b) disporre di personale in possesso dei titoli di studio previsti nel regolamento di cui all’articolo 19, comma 1;

c) applicare i contratti collettivi nazionali di settore;

d) dotarsi di personale sufficiente, come previsto nel regolamento di cui all’articolo 19, comma l, e garantire una quota di orario per attività di formazione, di programmazione delle attività educative e di incontro con i genitori;

e) presentare una tabella dietetica approvata dall’Azienda sanitaria provinciale per i servizi che erogano pasti;

f) provvedere alla copertura assicurativa del personale e dei bambini;

g) prevedere la partecipazione dei genitori.

3. Per i servizi gestiti da enti pubblici si applica quanto previsto al comma 1 dell’articolo successivo.

4. L’autorizzazione al funzionamento ha durata triennale; le modalità del rinnovo sono disciplinate con il regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, della presente legge.

 Art. 14.
Accreditamento

I. L’accreditamento costituisce condizione per la gestione dei servizi educativi da parte degli enti pubblici di cui all’articolo 7 della presente legge; in questo caso è anche condizione di funzionamento.

2. L’accreditamento è condizione per l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati ai servizi educativi gestiti da soggetti privati.

3. L’accreditamento dei servizi è concesso dal comune territorialmente competente, sentito il parere del gruppo tecnico di cui all’articolo 9 della presente legge. Il servizio educativo deve possedere i seguenti requisiti di qualità, aggiuntivi rispetto a quelli previsti per l’autorizzazione:

a) disporre della carta dei servizi, in linea con quanto previsto nel regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, contenente in particolare il progetto pedagogico-educativo, le modalità di partecipazione dei genitori, le indicazioni relative al rapporto con  il territorio, all’organizzazione del lavoro di gruppo,  agli strumenti di autovalutazione, eterovalutazione e al monitoraggio;

b) essere disponibili ad accogliere tutti i bambini, compresi quelli disabili;

c) garantire la supervisione pedagogica del lavoro in modo continuativo;

d) partecipare o promuovere iniziative per la diffusione della cultura dell’infanzia.

4. L’accreditamento ha durata triennale. Le modalità del rinnovo sono disciplinate con il regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, della presente legge.

   Art. 15.
Convenzione

l. L’Assessore regionale per la famiglia, le  politiche sociali e il lavoro predispone lo schema-tipo di convenzione, in relazione alle diverse tipologie di servizi, che i comuni devono stipulare per disciplinare i rapporti con i soggetti gestori di cui alle lettere b), c) e d) dell’articolo 7 della presente legge.

Art. 16.
Revoca dell’autorizzazione al funzionamento e dell’accreditamento e sanzioni

1. Chiunque gestisce un servizio educativo senza la preventiva autorizzazione al funzionamento è soggetto ad una sanzione amministrativa da un minimo di duemila euro ad un massimo di diecimila euro il cui importo, nel caso specifico, è stabilito secondo i criteri di graduazione fissati nel regolamento di cui all’articolo 10, comma 2, della presente legge.

2. Qualora, nel corso delle verifiche periodiche dei requisiti strutturali, organizzativi previsti per l’autorizzazione  al  funzionamento  e  per l’accreditamento, venisse rilevata la perdita di uno o più requisiti, il comune assegna al soggetto gestore un termine perentorio per il ripristino degli stessi pena la revoca dell’autorizzazione e/o dell’ accreditamento.

3. L’introito dei proventi delle sanzioni di cui al  comma l compete al comune nel cui territorio è gestito il servizio.

Art. 17.
Personale

1. Il funzionamento dei servizi educativi per la prima infanzia è assicurato dal coordinatore, dal personale educatore e dal personale collaboratore e addetto alla cucina.

2. Il personale educatore dei servizi integrativi è in possesso dei medesimi titoli di studio previsti per il personale educatore dei nidi d’infanzia dal regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, al fine di garantire la qualità educativa dei servizi e la mobilità tra gli stessi.

3. Al personale educatore spetta la cura e l’educazione dei bambini, la relazione con i genitori, la programmazione delle attività, la partecipazione attiva per la qualificazione del servizio e i rapporti con le altre agenzie educative e scolastiche del territorio.

4. Il personale collaboratore e addetto alla cucina, nel rispetto dei requisiti richiesti dal regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, svolge compiti di pulizia e riordino degli ambienti interni ed esterni alla struttura e dei materiali, di preparazione e distribuzione del vitto, di collaborazione con le educatrici nella preparazione dei materiali didattici e coopera per il buon funzionamento del servizio.

5. Le funzioni di direzione, gestione e coordinamento pedagogico garantiscono la qualità dell’intervento educativo e un raccordo con i servizi educativi sociali, sanitari, culturali e scolastici del territorio. I coordinatori e le coordinatrici, in possesso del titolo di laurea a indirizzo pedagogico,  curano insieme agli educatori e alle educatrici la formazione permanente del personale, la programmazione pedagogico-educativa, la supervisione, l’osservazione, la documentazione, i rapporti con i genitori; promuovono l’integrazione con gli operatori delle

 Aziende sanitarie per l’accoglienza di bambini disabili o in situazione di difficoltà; si occupano dei rapporti tra i servizi e l’amministrazione comunale e degli scambi di esperienze educative con altri servizi che si interessano di famiglie e di infanzia. I coordinatori possono esercitare la loro professione a livello di singolo servizio o, preferibilmente, in più servizi pubblici e/o privati di ambito comunale o distrettuale.

6. Il personale partecipa, secondo il metodo del lavoro di gruppo, ad incontri periodici di programmazione e di verifica dell’attività educativa nonché del buon andamento dell’organizzazione complessiva del servizio.

7. Con il regolamento di cui all’articolo 19, comma 1, è definito il rapporto numerico tra personale e bambini, in relazione alle caratteristiche specifiche di ogni tipologia di servizio educativo per bambini da tre mesi a tre anni.

Titolo V
Servizi ricreativi

Art. 18.
Caratteristiche dei servizi ricreativi e denuncia di inizio attività

l. I servizi ricreativi sono spazi destinati al gioco ed hanno caratteristiche di occasionalità ed estemporaneità quali le ludoteche, i baby parking, gli spazi riservati al gioco dei bambini negli ipermercati e nei villaggi turistici. I bambini di età inferiore a tre anni non possono permanere più di due-tre ore nei  servizi ricreativi.

2. Nei servizi ricreativi non si prevede l’affido al servizio di bambini in età compresa entro i tre anni ed è fatto divieto della somministrazione di pasti.

3. I servizi ricreativi rivolti a bambini di età inferiore a tre anni presentano al comune territorialmente competente, prima dell’apertura dell’esercizio, la denuncia di inizio attività. I servizi già funzionanti presentano la stessa denuncia qualora questa non sia stata ancora depositata presso il comune.

4. La denuncia di inizio attività comprende l’autocertificazione del possesso dei requisiti di sicurezza del locale o dei locali che ospitano i bambini, per quanto concerne la struttura, l’impiantistica, gli arredi e i giochi messi a disposizione, e del possesso dei requisiti per garantire l’igiene e il benessere dei bambini, previsti dalla normativa vigente.

Titolo VI
Norme finanziarie e finali

Art. 19.
Attuazione della legge e norme transitorie

1. Con decreto del Presidente della Regione, previa delibera di Giunta, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, sono emanate le norme di attuazione della presente legge. In particolare, il regolamento determina:

a) i requisiti strutturali e organizzativi in relazione alle diverse tipologie di servizio per bambini da tre mesi a tre anni;

b)  le  modalità  per  la  concessione dell’autorizzazione  al  funzionamento  e dell’accreditamento;

c) le linee guida per l’adozione di apposita carta di servizi da parte dei soggetti accreditati;

d) requisiti, profili professionali e titoli di studio del personale di cui all’articolo 17.

2. Nelle more dell’entrata in vigore del regolamento previsto al comma 1, continuano ad applicarsi le norme e i regolamenti vigenti per quanto concerne i requisiti strutturali ed organizzativi.

3. Le convenzioni in vigore alla data di entrata in  vigore della presente legge non si intendono tacitamente rinnovate alla loro naturale scadenza, per ottemperare alle norme della presente legge.

4. Per il personale educatore, i collaboratori, i cuochi e i coordinatori pedagogici, già in servizio alla data di pubblicazione della presente legge, sono ritenuti validi i titoli di studio ed i requisiti professionali in possesso.

5. Tutti i servizi, comunque denominati, che accolgono bambini dagli tre ai trentasei mesi, funzionanti alla data di entrata in vigore della presente legge, devono essere ricondotti alle tipologie di cui all’articolo 8 della presente legge ed adeguarsi agli standard previsti nel regolamento di cui al comma 1 del presente articolo entro tre anni dalla data di entrata in vigore del medesimo.

Art. 20.
Contributi regionali

1. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, tramite bandi annuali o pluriannuali regionali, determina le risorse da destinare in conto capitale ai comuni, ad altri enti pubblici e a soggetti privati accreditati econvenzionati finalizzate alla ristrutturazione, al risanamento, al restauro, alla messa a norma e a nuove costruzioni ed alla fornitura e l’installazione delle attrezzature, arredi ed impianti di edifici destinati a servizi educativi per la prima infanzia.

2. Soggetti gestori privati possono essere beneficiari di contributi regionali per la costruzione, la ristrutturazione, il risanamento, il restauro, la messa a norma, la fornitura e l’installazione delle attrezzature e degli impianti di edifici destinati a servizi educativi per l’infanzia,  nonché degli arredi, alle seguenti condizioni:

a) all’atto della concessione del contributo l’immobile deve essere di proprietà del richiedente o incomodato d’uso o in concessione del richiedente con scadenza non anteriore alla durata ventennale del vincolo di destinazione di cui all’articolo 12, comma 6, della presente legge;

b) il soggetto gestore deve dichiarare di rispettare tutti i requisiti richiesti per il successivo accreditamento, pena la revoca dei finanziamenti stessi  da parte dell’ Assessorato regionale competente.

3. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro può erogare contributi ai comuni per la formazione del personale dei servizi educativi.

Art. 21.
Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge e fino all’entrata in vigore dei decreti legislativi previsti dalla legge 5 maggio 2009, n. 42 Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione’, si fa fronte con:

a) i fondi provenienti dalla ripartizione alle regioni del Fondo per le politiche sociali per la famiglia’ per l’attuazione del Quadro Strategico Nazionale  2007/2013 quantificati  in  euro 47.379.026,00, con cofinanziamento regionale di euro 41.000.000,00 tramite la distribuzione delle risorse PAR FAS 2007/2013;

b) il fondo nazionale per le politiche sociali;

c) l’istituzione di apposite unità previsionali di base e relativi capitoli, ai sensi

Art. 22.
Modifiche e abrogazioni di norme

l. Sono abrogate le seguenti norme ed articoli di legge:

a) legge regionale 22 luglio 1972, n. 39 (Istituzione di asili nido nei comuni della Regione’, in applicazione della legge 6 dicembre 1971, n. 1044);

b) legge regionale 5 luglio 1974, n. 17 (Integrazione alla legge 22 luglio 1972, n. 39 istitutiva degli asili nido nella Regione);

c) legge regionale 7 aprile 1977, n. 25 Norme per la istituzione e la organizzazione dei corsi di specializzazione e di qualificazione per il personale dei servizi di assistenza degli asili nido’;

d) legge regionale 1 agosto 1977, n. 86 Nuove norme sugli asili nido nella Regione siciliana’;

e) legge regionale 14 settembre 1979, n. 214 Disciplina degli asili nido nella Regione siciliana’;

f) D.P.R.S. 29 giugno 1988 – Punto 8 bis dell’allegato;

g) legge regionale 7 agosto 1990, n. 27, articolo 12

Proroga delle convenzioni per la gestione degli asili nido’;

h) legge regionale 15 maggio 1991, n. 19, articolo 4;

i) legge regionale 31 luglio 2003, n. 10, articolo 11 Madri di giorno’;

l) D.A. n. 400 del 17 febbraio 2005, allegato A Standard minimi strutturali ed organizzativi del micro nido’; m) tutte le norme palesemente in contrasto con la presente normativa.

Art. 23.
Disposizioni finali

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

EMENDAMENTI
Nessuno

GRUPPO PARLAMENTARE
SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME

INIZIATIVA
Parlamentare

FIRMATARI
Lentini Salvatore (SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME).
• Lantieri Annunziata Luisa (SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME).
• Cascio Salvatore (SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME).
• Currenti Carmelo (SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME).
• Coltraro Giambattista (SICILIA DEMOCRATICA PER LE RIFORME).

ARGOMENTI
• Assistenza sociale

ORGANO D’ESAME
6. Sesta Commissione – Servizi Sociali e Sanitari

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